Emiliano Visconti presenta "Je so' pazzo. Pop e dialetto nella canzone d'autore italiana"

Domenica, alle ore 18, nella Sala del Settecento della Biblioteca Gambalunga, la rassegna “Libri sconfinati” si confronterà con il tema delle “lingue di confine”, titolo del progetto curato da Fabio Bruschi, dedicato alla vita del dialetto nel contemporaneo. Sarà proprio Fabio Bruschi a conversare con Emiliano Visconti, studioso di popular music, che con il libro "Je so’ pazzo. Pop e dialetto nella canzone d’autore italiana da Jannacci a Pino Daniele" (EDT, 2014), scritto con Marco Aime, docente di Antropologia culturale all’Università di Genova,  documenta la forza creativa del dialetto, la sua capacità, in ambito musicale, di liberare una notevole carica comunicativa e innovativa.

La ricerca di Aime e Visconti, oltre a una riflessione sull’uso del dialetto nella tradizione espressiva cantautorale del nostro paese, tocca  i grandi nomi della musica popolare internazionale (dagli immancabili Woody Guthrie, Pete Seeger e Bob Dylan, fino a Leonard Cohen). La grande capacità di conservazione del dialetto si esprime attraverso l'adattamento e la sua ricontestualizzazione creativa nella canzone d'autore, nel rap o nel reggae. Nei casi più interessanti l’uso del dialetto si configura come il vettore di un’innovazione della grammatica del cantante e del suo intero canzoniere, e può costituire un “elemento di discontinuità rispetto alla lingua ufficiale”.  

Il percorso si apre con  Dylan, che ha trascinato la tradizione folk americana (insieme a tante suggestioni che ha “incorporato” da tradizioni espressive anche europee, come quella irlandese) in una dimensione urbana, utilizzando allo stesso modo due o più poetiche formalmente divergenti, e si estende ai Mau Mau, Jannacci e, implicitamente, a tutta la tradizione del canto sociale e politico che ha preso avvio in Italia alla fine degli anni Cinquanta. Così come i pan-generi di De Andrè e Pino Daniele, Napoli Centrale, Almamegretta, 99 Posse, Sud Sound System. Il libro si chiude con le parole del grande del jazz Lester Bowie: “La forza della tradizione sta nell’invenzione”.  

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