"Operetta burlesca" di Emma Dante al Teatro degli Atti

Pietro è un uomo che da quarant’anni convive con un corpo che non riconosce come il suo. Il suo corpo, il paese di provincia dove vive, la sua famiglia sono le sue “gabbie”. La storia di Pietro è al centro di “Operetta burlesca”, il lavoro scritto e diretto da Emma Dante, in scena al Teatro degli Atti di Rimini martedì alle 21. Un lavoro, prodotto da Sud Costa Occidentale, che racchiude l’essenza della drammaturga siciliana: c’è l’attenzione al Sud, alle diversità e alla marginalità. C’è poi la provincia, autentica miniera delle storie nazionali. C’è l’attenzione ai corpi, che “sbagliati” sono forse anche più interessanti.

“Operetta burlesca” è “uno spogliarello dell’anima” come lo definisce Emma Dante nelle sue note di regia. “Questa storia parla di Pietro, un ragazzo della provincia meridionale. Pietro è nato femmina ai piedi del Vesuvio, parla in falsetto, ha un corpo sbagliato e un animo passionale, influenzato dal vulcano. Pietro vive coi genitori, è figlio unico, il padre lʼha messo a lavorare in una pompa di benzina, sʼinnamora infelicemente un sacco di volte. A 40 anni incontra il grande amore. Corrisposto. Ma resta lì paziente al paese, a casa dei genitori, e il sabato va a ballare a Napoli. Per due anni dura la storia, finché una sera Pietro conosce la verità e per salvare il suo amore prende una decisione difficile”.

“Ho scritto questa storia – prosegue Emma Dante - perché spero che sulle unioni omosessuali lʼItalia colmi il ritardo con lʼEuropa. Perché detesto la repressione del vero desiderio, del talento. E non ammetto tutto questo disincanto, Pietro non ci prova neanche a scappare, del resto a 40 anni è difficile, il suo passato sfuoca, il suo futuro si accorcia. La sua delusione pian piano si trasforma in indifferenza. Ho conosciuto tanti Pietro. Non li ho mai visti ballare. Li ho sentiti monchi, stretti dalla morsa delle loro camerette condominiali. Vorrei vederli ballare, vorrei più spazio per loro. Operetta burlesca è uno spogliarello dellʼanima”. Il teatro della regista e drammaturga Emma Dante in questi anni si è imposto per una fisicità che racconta storie, avventure e in cui le parole tanto spesso dialettali perdono la loro funzione diventando suono, voce, corpo anche loro.

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