Storie di coraggio, morte e mafia, in scena uno spettacolo per il don Pino Puglisi

Martedì 31 ottobre al Lavatoio si svolgerà una serata interamente dedicata a don Giuseppe 'Pino' Puglisi (parroco ucciso da Cosa Nostra il 15 settembre 1993), a cura dall’amministrazione comunale in collaborazione con il coordinamento provinciale di Libera Rimini. Nell'anno che ha visto ricorrere l’80° anniversario della nascita di don Puglisi e il 25° degli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, infatti, l'amministrazione comunale ha voluto realizzare anche a Santarcangelo un momento di riflessione sui temi dell'antimafia, per non far calare l'attenzione sull'argomento e mantenere viva la memoria di quanti hanno perso la propria vita nella battaglia contro la criminalità organizzata. Alle ore 21,30 al Teatro Lavatoio, quindi, andrà in scena lo spettacolo “U Parrinu – La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia”, di e con Christian Di Domenico.

A completare l'iniziativa, a partire dalle ore 20,45, Gaia Trunfio e Mercedes Nicoletti del coordinamento provinciale Libera Rimini racconteranno l’eredità di don Puglisi nella lotta alla criminalità organizzata, ricordando l’importanza della mobilitazione antimafia anche in una Regione come l’Emilia-Romagna, sempre più coinvolta dal fenomeno mafioso. Don Andrea Turchini (parroco di Santarcangelo) presenterà invece la figura di don Puglisi come educatore di giovani, in grado di accompagnare ognuno a scoprire i doni preziosi di cui era portatore per poterli mettere al servizio degli altri, consapevole che in questo processo di scoperta e condivisione stava la vera chiave per vivere in questo mondo con piena dignità. È proprio in conseguenza di questa visione che don Puglisi ha lottato contro coloro che desideravano annichilire la dignità delle persone, impedendo loro di risplendere per il bene prezioso che erano.

“La sensibilizzazione è l’asse portante sul quale si fonda una società consapevole” dichiara l’assessore alla Politiche per la sicurezza, Danilo Rinaldi. “La nostra coscienza di un fenomeno come la criminalità organizzata è la base necessaria per qualunque forma di impegno civile: da qui l’importanza della memoria e dell’esempio di persone come don Puglisi. Proprio per questo, mentre esprimiamo soddisfazione per la recente approvazione del nuovo Codice antimafia da parte del Parlamento, invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare alla serata del 31 ottobre. Per condividere un momento di approfondimento e ricordo – conclude l’assessore Rinaldi – di una persona e di una battaglia ancora profondamente attuali”. U Parrinu (presentazione di Christian Di Domenico) – Mi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di pescatori buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia, dentro quel caldo d’inferno. È che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo, assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano. Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade. Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. ‘La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia’; una storia semplice, narrazione di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu strano coi calzoni. Lì Christian fa esperienza dell’onore dei mafiosi, obbligati sin da bambini a non chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che Pino porterà a san Gaetano di Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà settembre novantatré. Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato.

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