"Antigone" chiude la rassegna "Nessun Dorma"

Martedì ultimo appuntamento della rassegna "Nessun dorma!" con "Antigone. Una storia africana", dall’opera di Jean Anouilh regia e scena Massimo Luconi. Tratto dal testo di Jean Anouillh, Antigone è l’esito di un lungo percorso laboratoriale che Luconi ha svolto in Senegal con ragazzi che hanno trovato nel teatro una reazione luminosa a storie personali vulnerabili. Perché la storia di Antigone, che contrappone la legge del sangue alla legge della città, e quindi di civiltà che hanno presunzioni di superiorità, è sempre attuale e ha risvolti nella cronaca dei nostri giorni. Antigone ribelle, Antigone eroica, Antigone figlia, ma soprattutto sorella, che si oppone alle leggi dello stato in nome dei diritti sacri della famiglia e del sangue. Dovunque vi siano discriminazioni razziali, conflitti, intolleranze religiose, dovunque una minoranza levi la sua voce a reclamare giustizia, Antigone torna ad assumere il ruolo dell'eroina che sfida i regimi totalitari in nome della pietas universale che si estende a tutti gli uomini sentiti come fratelli, superando ogni limite o divisione tribale e nazionalistica.

“È la struttura stessa del racconto didascalico a imporre l'uso di uno spazio che si protende verso il pubblico” afferma Luconi che prosegue “e il riferimento è chiaramente quello della piazza del villaggio, dove la popolazione si raccoglie ad ascoltare il griot, il cantastorie africano (cantore della tradizione orale degli antenati). In questa griglia narrativa i personaggi sono prigionieri della tragedia in una specie di prigione rituale, obbligati dall'ineluttabilità della storia a ripetere i meccanismi drammaturgici, ma nello stesso tempo con l'urgenza di uscirne attraverso il rapporto con il villaggio, che è il pubblico che ascolta. E alla fine della storia, dopo la condanna a morte di Antigone, così come succede durante le feste o gli spettacoli di teatro popolare, dal pubblico escono i personaggi del coro per interagire con Creonte, con le loro domande irriverenti e taglienti come un'accusa. Il griot, che racconta, prega e spiega al pubblico, è il vero sacerdote della cerimonia nel quale tutti si identificano e a cui nessuno si sottrae. È la forza del teatro africano, che alterna il dramma al racconto orale e che, per certi aspetti sociali, ha le caratteristiche del teatro greco. Come dei naufraghi della storia, Antigone, Creonte e gli altri personaggi, sono costretti a inscenare il proprio psicodramma con quel tipico processo di immersione in altre identità che caratterizza il teatro terapeutico”.

Attraverso la storia di Antigone rivive uno dei miti che da più di due millenni attraversa la nostra civiltà e che è di tragica attualità nella storia dell'Africa contemporanea, dove è forte la dicotomia fra cultura tradizionale del villaggio e emarginazione delle immense bidonvilles, fra individuo e collettività, fra leggi dello stato, spesso dei regimi dittatoriali, e leggi non scritte della grande famiglia africana solidaristica e protettiva. Seguirà il consueto rinfresco nel ridotto del teatro. L’ingresso allo spettacolo vale anche un laboratorio di pittura nel Closlieu, il Cantiere dei colori tenuto da Georgia Galanti con il metodo Arno Stern. Una straordinaria esperienza di libera espressione, per grandi e piccoli. Occorre prenotarsi al 393.8882831

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