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Politica Riccione / Piazza Giacomo Matteotti

70esimo della Liberazione, un 25 aprile tra le polemiche a Riccione

La commemorazione è iniziata alle 10,15 con il ritrovo delle autorità e dei partecipanti al Cippo in Memoria di Salvo d'Acquisto, a cui ha fatto seguito la deposizione di una corona di alloro

Celebrato anche a Riccione il 70esimo della Liberazione.  Dopo la posa della corona di alloro al cippo in memoria di Salvo D’Acquisto, accompagnata dall’inno nazionale eseguito dal Corpo Bandistico di Mondaino, il corteo delle autorità, delle forze armate, delle delegazioni partigiane e cittadine, ha proseguito il suo percorso fino a Piazza Matteotti. Alla celebrazione ha preso la parola il riccionese Gianluca Vannucci che ha interpretato alcune letture di Pietro Benedetti, Piero Calamandrei, Enrico Mattei e Sandro Pertini. A proseguire il sindaco Renata Tosi nel suo discorso ha ricordato come “il 25 aprile rappresenti il risveglio della coscienza nazionale e del riscatto morale e civile del nostro paese verso la fondazione di una nazione libera e nuova. Il sindaco ha poi ricordato il “primo martirio” di un partigiano bianco a Riccione, Rino Molari, professore alle scuole medie Manfroni e il conterraneo Don Giovanni Montali”.

“Siamo, come paese e come città, di fronte ad un evidente bisogno di rinnovare, tutti insieme, il legame, i valori e le aspirazioni che animarono quegli uomini e quelle donne che 70 anni fa contribuirono a rifondare lo spirito democratico del nostro Paese. La Resistenza – ha proseguito il sindaco – è stata una straordinaria vicenda di vite dedicate con speranza, coraggio ed altruismo all’affermazione di ideali altissimi che non possono diventare vuote parole se non trovano corrispondenza nei nostri comportamenti di ogni giorno. Abbiamo di fronte a noi la possibilità di renderci testimoni e nuovi protagonisti di questi valori attraverso il metro che deriva dal nostro impegno del bene comune”. Ha preso la parola Lorena Armaroli, partigiana nelle Brigate Combattenti  alla quale il sindaco ha consegnato la fascia tricolore, simbolico abbraccio e riconoscenza per gli uomini e le donne che hanno lottato per riconsegnare la Democrazia al nostro Paese".

POLEMICA - Ma non sono mancate le polemiche. Evidenzia il Partito Democratico di Riccione: "nella giornata della Liberazione, a Riccione si è ancora una volta cercato di porre il veto, di porre il bavaglio, di fermare il vento che muove le tante bandiere della libertà, presenti a tale irrinunciabile appuntamento. Il Sindaco in persona ha richiesto la chiusura delle bandiere dell'Anpi, dei Sindacati e dei vari partiti presenti, richiamando il sentimento sul fatto che, essendo questa la festa di tutti, la presenza di bandiere "di parte" potesse essere inopportuna. Che se ne faccia una ragione oggi e per sempre, poiché i simboli di chi ha segnato con il sangue dei propri martiri la strada per la libertà di tutti, saranno sempre presenti qui a Riccione, così come in ogni parte d'Italia in cui sventoleranno le bandiere della libertà e della lotta contro le ingiustizie".

Continuano i democratici: "Riccione non è oggi, così come non lo è mai stata in passato, un fertile terreno per chi cerchi di obliarne storia e tradizioni. Ne sia fondante comprova il fatto che, alla fine della manifestazione, iniziata in Piazza D’Acquisto e “terminata” in Piazza Matteotti, un nutrito gruppo di persone si è recato al Monumento ai Caduti, incredibilmente “tralasciato” dalle commemorazioni, per deporre un simbolico mazzo di fiori di campo, un modo per ricordare coloro che allora, con il sacrificio della loro vita, hanno permesso a noi tutti di vivere oggi la nostra in tutta libertà".

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