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Elezioni a Rimini, le liste civiche scelgono Gianfreda come portavoce: "Non giovano le autocandidature"

Le liste che hanno sostenuto Gnassi sindaco: "L'obiettivo della costruzione di un'alleanza che metta lo sviluppo di Rimini al centro di qualsiasi progetto elettorale"

Le liste civiche imparentate con il centrosinistra a Rimini fanno gruppo in vista delle elezioni amministrative di quest'anno. E lanciano un chiaro messaggio: no ad "autocandidature" in stile Emma Petitti, s' al confronto su tutte le scelte. Venerdì scorso si sono riuniti i consiglieri comunali uscenti Daniela De Leonardis, Mirco Muratori ed Enzo Zamagni per Patto Civico, Kristian Gianfreda di Rimini Attiva e Luca Pasini di Rimini Futura. Con loro anche il collega di opposizione Andrea Bellucci. Dalla riunione arriva l'ok a un documento d'intenti che definisce i principi sulla cui base partecipare alla costruzione dei programmi e alla scelta di un candidato che "possa dare continuità e sviluppo all'attività di governo di una città che ha raggiunto in questi anni risultati importanti ed evidenti". Un documento, precisano, "aperto alla partecipazione di altre esperienze civiche", che sottolinea come il mandato che si chiude "ha investito sul protagonismo civile, interpretandolo come una condivisione di sovranità. Una scelta non strumentale, ma strategica" e con "un obiettivo nitido: fare di Rimini una città europea nella vocazione e nella pratica". Il civismo ha alimentato questa visione che ora "deve andare avanti, sia nella sostanza che nel metodo". Dunque nessun "ritorno al passato" per il centrosinistra, in vista delle elezioni "c'è da costruire e scrivere un piano ambizioso che, nel condurre in porto senza indugi i programmi avviati, lo aggiorni alle nuove esigenze di un mondo travolto dalla pandemia con la stessa volontà di innovare.

E per farlo occorre un confronto libero, aperto e paritario". Dunque "nella figura che meglio può aggregare un ampio schieramento politico e sociale vada ricercata la massima coerenza con il percorso avviato in questi anni". Da questo punto di vista, quindi, "non giovano autocandidature, le forze civiche devono poter contribuire alle scelte, in questa fase la priorità va posta sulla capacità di costruire un programma nuovo, per il mondo nuovo che l'era Covid ci pone".

Il consigliere Kristian Gianfreda è stato nominato coordinatore e portavoce della rete delle liste civiche che hanno sostenuto la candidatura a sindaco di Andrea Gnassi. "Le civiche- conferma- sono una parte fondamentale del governo di questa città. In questi anni abbiamo imparato a lavorare insieme, le differenze sono diventate spunto di confronto". Per cui, conclude, "se tutte le parti che compongono Rimini remeranno nella stessa direzione allora usciremo alla grande da questa crisi. Non è tempo di rotture, è il tempo della responsabilità, andiamo avanti senza lasciare indietro nessuno".

(Agenzia Dire)

Il documento

Dieci anni iniziati nel 2011 con la crisi finanziaria partita dagli Usa dei “subprime”, finiscono nel 2021 con la pandemia globale: una crisi sanitaria ed economica che sta producendo una deflagrazione sociale inedita per il nostro Paese.
Stiamo soffrendo, certo, stanno soffrendo tanti nostri concittadini che hanno perso il proprio lavoro o lo vedono messo a rischio o disperano di trovarlo; stanno soffrendo le tante attività economiche che tentano di resistere e adattarsi come si può a un mondo che si è capovolto; stanno soffrendo le famiglie che devono tirare la cinghia fin dove è possibile e quelle che, per la prima volta, sono costrette a ricorrere al sostegno dei servizi sociali. Ma si è amministratori responsabili se si fa tutto il possibile per affrontare l’emergenza e dare le risposte a chi ha bisogno e, al tempo stesso, si lavora a testa bassa per fare in modo che, passato l’uragano, la nostra casa comune, la nostra città, sia nelle condizioni per ripartire meglio di come l’avevamo lasciata.

Già oggi, in mezzo alla tempesta, Rimini si presenta come una città che ha riscoperto la propria dimensione internazionale, pronta per il futuro ma capace di ritrovare le proprie radici più antiche, più bella ma, al tempo stesso, più vivibile. Rimini ha anticipato i processi di cambiamento che quasi tutte le città dopo il Covid dovranno fare. Se è vero che questo tempo maligno condizionato dalla pandemia serve per programmare il futuro, Rimini lo ha già fatto e lo sta continuando a fare a differenza di tante altre realtà. Per soffermarsi al solo versante economico e turistico, nel 2022 e 2023, i 16 km di lungomare, di natura, verde, parchi giochi, di acque pulite, porteranno Rimini 10 anni avanti a qualsiasi destinazione turistica balneare italiana. Questo consentirà di creare lavoro, far nascere nuove imprese e rigenerarne altre e, al
tempo stesso, continuare a migliorare la qualità ambientale e sociale della nostra città. Questo è stato possibile perché abbiamo scelto di aprirci e non di chiuderci, di allungare lo sguardo oltre un presente difficile per tutti e creare le condizioni per poter ripartire con la certezza di avere costruito delle fondamenta solide. In questi anni Rimini ha messo in campo un’idea di città e una visione di futuro tangibile, legata alla vita reale dei cittadini, cambiandola in meglio: con progetti concreti che hanno modificato abitudini, stili di vita, strade, quartieri, scuole, sanità. Abbiamo messo in campo un’idea chiara di sviluppo, un piano strategico aperto e, a partire da questa, si sono attivate relazioni sociali autentiche che hanno coinvolto e reso protagonisti i cittadini.

Un cambiamento in cui i riminesi si sono identificati, sentiti parte, orgogliosi di una città che è tornata a dare vita a quello che, se si vuole, è possibile: rinverdendo un patrimonio genetico che ci ha consentito di creare da un’acqua considerata paludosa e malsana, l’industria internazionale del turismo balneare. Una connessione sentimentale, un tessuto di relazioni sociali costruite passo a passo, vere, schiette, che oggi in una società italiana scossa, e in una frammentazione e disgregazione sociale e politica sotto gli occhi di tutti, è un valore ed una bussola da proteggere e sviluppare.
Questa connessione sentimentale, questo tessuto di relazioni è l’opposto di un’alleanza tattica che tradizionalmente la politica, i partiti o ancor peggio alcune parti di questi, sono abituati a fare. Soprattutto in vista di elezioni cittadine.
Il mandato amministrativo che si chiude, ha investito sul protagonismo civile: interpretandolo come una condivisione di sovranità. Una scelta non strumentale, ma strategica, che è stata premiata dal voto dei cittadini e che ha consentito di eleggere in Consiglio comunale rappresentanti di tre Liste civiche. Era netta la convinzione di quanto l’assunzione di responsabilità e il protagonismo delle tante persone disponibili ad operare nella sola prospettiva dell’interesse pubblico, al di fuori delle organizzazioni tradizionali di partito, fosse e sia sempre più centrale nel coagulare idee e consenso intorno a una visione di comunità. Questo ha permesso di condividere e arricchire un programma di governo incardinato, senza compromessi, su un obiettivo nitido: fare di Rimini una città europea nella vocazione e nella pratica, grazie a un palinsesto strategico di progetti e azioni orientato verso la rigenerazione urbana, la valorizzazione del sistema ambiente, l’individuazione dell’asset cultura come quello in grado di fare compiere un salto definitivo nel futuro alla città.
Il civismo che ha alimentato questa visione, dal 2016, è stato ed è protagonista vero di questo positivo cambiamento, insieme alle forze politiche che hanno sostenuto e sostengono il sindaco Andrea Gnassi. Ora questa visione deve andare avanti, sia nella sostanza che nel metodo.

Nella sostanza: perché Rimini non può fermare, o peggio retrocedere, dal progetto strategico di fortissima innovazione e spinta verso l’eccellenza ambientale, culturale, lavorativa sin qui applicato.
Nel metodo: perché il centrosinistra non può pensare a un devastante e suicida “ritorno al passato” in cui il civismo era una foglia di fico utile solo a catturare qualche voto in più. In vista delle elezioni comunali del 2021 c’è da costruire e scrivere un piano ambizioso che, nel condurre in porto senza indugi i programmi avviati, lo aggiorni alle nuove esigenze di un mondo travolto dalla pandemia con la stessa volontà di innovare. E per farlo occorre un confronto libero, aperto e paritario.
La storia concreta di questi anni ci ha mostrato il volto di un centro sinistra aperto, dialogante e sinceramente capace di mettersi al servizio dei progetti ambiziosi che hanno cambiato Rimini, ma, ha visto in campo, anche, sofferenze e nostalgie del passato.

E’ benvenuta la capacità di mettersi in discussione, ma è indiscutibile che nella individuazione della figura che meglio può aggregare un ampio schieramento politico e sociale vada ricercata la massima coerenza con il percorso avviato in questi anni. E uno sforzo unitario all’altezza. In questo senso non giovano autocandidature, perché non costituiscono il miglior viatico possibile per un percorso unitario e coerente, comprensibile ai riminesi.

Le forze civiche che hanno contribuito al risultato del 2016 e al governo della città, devono, unitamente ad altre esperienze civiche recenti e non recenti, ma consapevoli delle nuove sfide in campo e disponibili a contribuire a un nuovo programma per la città, poter contribuire alle scelte. Altre strade non ci sono. Per noi. E, oltretutto, è evidente che ci aspetta un 2021 ancora fortemente segnato da problemi sanitari, sociali ed economici ed è necessario attrezzarsi al meglio per la più grande  campagna di vaccinazione mai fatta dal Paese. Perciò, in questa fase la priorità va posta sulla capacità di costruire un programma nuovo, per il mondo nuovo che l’era Covid ci pone. Questa è la sfida adesso.

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