Rimini, il PCL: "L’antifascismo è solo di classe"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RiminiToday

"L'obiettivo è di evitare danni a cose o persone impedendo scontri tra chi non avrebbe fatto nulla (anzi) per evitarli." Il Sindaco Gnassi ha perso un'altra occasione per tacere: ormai conosciamo la sua cattiva abitudine di straparlare sia in occasione di qualche squallida festa modaiola rivierasca (che lui definisce "evento"), sia quando si trova a dover tagliare un nastro in qualche inaugurazione. Ebbene, anche in questo caso ha tagliato un nastro eccezionale, sdoganando una bella parata fascista. Criminalizza gli antifascisti, che si trovano pacificamente in piazza riproponendo la solita minestra marcia ("ma a km 0") degli "opposti estremismi".

È del tutto evidente che da queste istituzioni nessuno può aspettarsi nulla di più: malaffare e clientelismo sono il loro marchio di fabbrica. In questo contesto l'antifascismo delle parole e delle liturgie ormai ha fallito: delle istituzioni non ci si può più fidare. Non solo: hanno esplicitato da che parte stanno.

In funzione degli insegnamenti della storia, anche italiana, il Partito Comunista dei Lavoratori invita a non frammentare il fronte antifascista purché sia autonomo da qualunque figura collusa con il PD: chiediamo un'assunzione di responsabilità a chi fa da ruota di scorta al PD che non è solo il Partito di Renzi e dei suoi servi, ma anche del Jobs Act, della Tav, della "Buona scuola", delle guerre, degli sgomberi delle case occupate e delle manganellate.

Bisogna scegliere da che parte stare. Come Partito Comunista dei Lavoratori affermiamo da sempre che il movimento antifascista o è supportato dal movimento operaio e dei lavoratori o è destinato a fallire. Le vittorie nel campo dei diritti sono arrivate non da un'iniziativa autonoma di una manciata di burocrati, ma da un forte movimento di lavoratori che comprende tutti gli sfruttati e gli immigrati, che chi si ritiene comunista deve richiamare sul campo. Proprio per questo mai ci "ritireremo sull'Aventino".

Comitato esecutivo di Sezione Romagna del Partito Comunista dei Lavoratori

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