Processo alla storia con verdetto schiacciante: assolto il "pataca romagnolo"

Al via un progetto di destinazione turistico culturale nel nome del cinema e di Fellini

Non c’è due senza tre e la giuria popolare della ‘Festa della Storia’ assolve anche il Pataca romagnolo. La giornata dedicata al centenario della nascita di Federico Fellini dalla sesta edizione di Più vivo la storia, più amo Verucchio tornava infatti a riproporre il format del ‘Processo’ che fra il 2017 e il 2018 aveva visto finire alla sbarra Sigismondo Pandolfo e Gianciotto Malatesta e così come per i due esponenti della casata che ha scritto la storia del paese anche in questa occasione l’appuntamento si è chiuso con un verdetto schiacciante di non colpevolezza. E’ stato il presidente di giuria Gianfranco Miro Gori a introdurre il dibattimento con un incipit fra il filologico e l’istrionico sulla figura che il maestro del cinema di cui ricorre il centenario della nascita ha reso universale in ‘Amarcord’. Quindi ha dato spazio alla pubblica accusa rappresentata dalla giornalista Federica Bianchi (protagonista di un accorato confronto fra ‘pataca’ e ‘sburoun’ che ha toccato la vita di tutti i giorni e quella di personaggi noti e della politica) e la difesa appassionata e divertente dell’esperto in comunicazione Lodovico Vico Zanetti, abile nel destreggiarsi fra la storia e l’attualità a suon di battute e colpi da maestro come il ricordare che “pataca è anche la moneta di Macao”.

Un bello scambio dialettico davanti a un pubblico di oltre 50 persone e chiuso alle 19 dal verdetto per alzata di mano: 30 quelli che si sono pronunciati per l’assoluzione, 5 per la condanna e 2 gli astenuti ufficiali. “Chi di questi che si sono pronunciati in un modo o nell’altro saranno i veri pataca?” la battuta conclusiva dello stesso Gori. Saggista, fondatore e a lungo direttore della Cineteca di Rimini nonché autore di numerosi libri su Fellini di cui è uno dei massimi esperti che in mattinata al Teatro Eugenio Pazzini aveva raccontato ‘Le donne del cinema di Fellini. Da Gelsomina alla Rosina di Verucchio’”. Un excursus che ha preso spunto dall’intervento di riqualificazione del torrioncino di via Sant’Agostino in cui visse appunto la Rosina, fra i personaggi della ‘Città delle Donne’ girato dal regista nel 1979 e uscito nelle sale nel marzo 1980. Ed è proprio durante la visita guidata dall’architetto Giovanna Giuccioli che coordina il recupero che davanti al torrioncino si sono incrociate sensibilità che si concretizzeranno in un progetto di fruizione turistico culturale nel nome del cinema e di Federico Fellini.

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