Flop Capodanno, il sindaco Gnassi non sfugge al dibattito

E Rimini ai tempi della crisi? "Leggo il risultato degli eventi di fine anno come spunti di lavoro - ha premesso Gnassi -. Non potevamo più permetterci la Rai e risparmiare 600mila euro"

“Accetto e non sfuggo al dibattito post Capodanno. Mi pare lecito, se non fosse per un elemento: è cambiato tutto e rapidamente. E non intendo il format di un San Silvestro con o senza tivù nazionale, ma un vero e proprio modo di fare e proporre turismo”. Esordisce così il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, in merito al calo di presenze in Riviera per i festeggiamenti dell'ultimo dell'anno. Il primo cittadino ha citato come esempio i dati dell'Istat.

“L’86% degli italiani, esangui nelle tasche e assalti dalla sfiducia, ha trascorso il Capodanno a casa – ha affermato Gnassi, illustrando i dati dell'istituto nazionale di statistica -; il risparmio delle famiglie italiane, nel 2011 già ai minimi storici, subirà un ulteriore calo dell’ 1% nel 2012 in virtù delle raffiche di aumenti annunciati. Mille segnali conducono a uno scenario preoccupante per i prossimi mesi”.

E Rimini ai tempi della crisi? “Leggo il risultato degli eventi di fine anno come spunti di lavoro – ha premesso Gnassi -. Non potevamo più permetterci la Rai e risparmiare 600mila euro di questi tempi è cosa che i riminesi hanno capito, sostenuto e apprezzato. Pubblico e privato hanno messo in campo un’offerta che sperimentasse la capacità di ‘tenere’ il segmento invernale, inventato 15 anni fa da un territorio ad alta tipicità balneare come il nostro, attraverso un cartellone innovativo. E al netto anche di un calendario sfavorevole (un Capodanno che cade di sabato non aiuta a moltiplicare i pernottamenti), la prova è stata superata”.

Il sindaco ha messo temporaneamente da parte i numeri per annotare “qualche indicazione preziosa per il futuro: l’immissione di qualità nello spettacolo ha comunque riempito le piazze; gli eventi in centro storico hanno dato senso e sostanza all’idea di una città che non comincia e finisce sul mare ma vuole essere coinvolta con intelligenza e gusto in ogni suo anfratto; un palinsesto diversificato, e non il singolo evento, seminano promozione, coinvolgono target e età diverse, producono ritorno anche di immagine; la partecipazione di parti del tessuto economico e imprenditoriale al cartellone di fine anno, ha consentito di testare sul campo il successo di iniziative che possono diventare strutturali quali il Rimini Movida Pass”.

“Così come l’insieme delle 50 iniziative dal 1° Dicembre all’8 gennaio passando per San Silvestro non solo hanno mosso biglietti, persone, economia e contenuti, ma hanno seminato quell’idea che, se uniti, un insieme di protagonisti può offrire l’unico territorio italiano capace di proporre un’offerta attraente che va dai presepi di sabbia ai grandi concerti ogni weekend, dalla movida al Teatro Galli – ha evidenziato il primo cittadino -. Insomma un “clima” per rendere Rimini attraente perché dinamica 12 mesi all’anno. Un clima vero che è l’opposto di un evento o solo per riminesi o solo per turisti: le città attraenti nel mondo lavorano su questo.

“Vecchio, anni ’70, costoso. Ha detto Aldo Grasso, autorevole critico televisivo italiano, del Capodanno Rai – ha continuato il sindaco -. Noi siamo già in un’altra direzione. E adesso veniamo ai numeri del 31. Qualcuno dice che piazze piene e alberghi a – 30 per cento. Per alcuni operatori è stato davvero così. Ma dalle verifiche dirette emerge una realtà molto più complessa. Nel clima d’incertezza generale, la gente vuole garanzie precise circa la spesa. E questo mette in discussione il modo degli operatori di stare dentro ai nuovi paradigmi di mercato. Non funziona più che al turismo rapido si risponda quasi per inerzia con il consueto “apro il 28 e chiudo l’1”, aggiungendo letti, riscaldamento e colazione. Cambiano gli stili di vita, i costumi, i gusti, le certezze economiche, le dinamiche di acquisto. Chi ha letto tutto ciò ha vinto, anche durante il Capodanno di Rimini. Altri no”. “Ancora una volta il turismo è veloce e cambia – ha sottolineato il sindaco -. Chi si aspettava che funzionasse, come sino l’anno scorso, il pacchetto ‘notte e prima colazione’ ha constatato che in questo momento (e non è detto sia così domani) ha funzionato la “pensione completa”. Ha dato più sicurezza in tempi di crisi. Lo stesso è avvenuto per il settore della ristorazione, dove è stato premiato chi ha proposto il menù alla carta piuttosto che il tradizionale cenone. E’ stato premiato chi ha veicolato le proprie proposte alberghiere di servizi e ristorazione insieme ai contenuti sia del 31 che dell’intero mese. E lo ha fatto con relazioni dirette con i clienti e sui social network costanti e continue e non all’ultimo momento”.

“Meno 30 per cento allora? - si è chiesto Gnassi -. Per alcuni sì, anche meno 100 per cento. Per altri + 30 per cento e + 100 per cento. Chi ci ha creduto, chi ha saputo leggere le dinamiche ha fatto meglio. Ed è un vero peccato, soprattutto in queste dialettiche giornate, che nella eterna, persino ingenua spannometria riminese, nessuno in mezzo secolo abbia mai pensato di attivare studi sui fatturati. Voglio dire che la grande crisi economica del 2011 ha chiuso la fase del mondo che si specchiava nel +10 o nel – 30 per cento. Non c’è più la marmellata per tutti che si spalma sulla fetta di pane omogeneamente. Perché poi magari il Comune mette 1 milione di euro e “qualcosa a me viene””.

“Qui non c’è solo un tema di equità verso tutti i riminesi – ha continuato il sindaco -. C’è il tema di fare i patti per il rilancio con gli imprenditori che ci stanno. Questa è la verità. O forse in quel + o – 30% vogliamo includere anche le ragioni di chi non investe, chi non interpreta ciò che cambia o chi addirittura chiaramente specula su chi fa turismo davvero? Per fare un esempio, basta pensare a chi prende in affitto pagando un prezzo fuori mercato più alberghi e facendo il vuoto per pieno con i russi a 11 euro”.

"Le dinamiche turistiche sono più complesse delle rappresentazioni di chi racconta un generico più o meno e lo fa pensando di parlare per tutti - ha aggiunto Gnassi -. Davanti avremo la stagione più delicata del nostro turismo, tra crisi reale e percepita. La questione è semplice: possiamo attendere paralizzati dalla paura le statistiche senza muovere di un millimetro il nostro modello verso le nuove esigenze, impermeabili a un cambiamento forzatamente epocale. In tal caso, andremmo incontro ad amarissimi tempi. Oppure concretizziamo uno scatto in avanti, scrollandoci di dosso la passività di consuetudini dove il turista ‘comunque viene qui’ ed è lui a doversi adeguare a un’offerta più o meno sempre uguale. Io credo che la navicella Rimini debba girare il timone della propria mission verso l’adeguamento a fasi storiche inedite e pericolose ma comunque inevitabili. Sapendo bene che la crisi consegna anche potenzialità. Le consegna a noi, a chi, per storia e per convinzione, ha la capacità di offrire un ottimo rapporto tra qualità e prezzo e può offrire servizi alla portata di ogni tasca".

"Non basta attendere - ha continuato il sindaco -. La ricchezza di servizi se non alimentata da investimenti di cui non può farsi carico il solo Comune può scemare presto in degrado. Capodanno, tassa di soggiorno, politiche promozionali innovative, innovazione del prodotto, della qualità urbana e delle acque, sono facce di una stessa medaglia alla vigilia di uno tsunami. Da 60 anni a questa parte, Rimini ha sempre tirato su la serranda, consentendo a 4 generazioni di italiani e a milioni di stranieri di trascorrere momenti felici. Ora non possiamo stare dietro al bancone, aspettando che dalla porta entrino i clienti. Concludeva così Silvano Cardellini la sua ‘Botta d’orgoglio’: “Siamo stati i primi ad approdare in tv con uno spot promozionale per dire che Rimini è sempre Rimini. Uno spot a una manciata di secondi dalle ore 20. Poi andava in onda il tg. Era la presunzione (infondata?) di dire: noi siamo l’isola vostra della bella vita, la vostra terra promessa, adesso vi raccontano l’altra Italia.” Che c’entra con l’ultimo Capodanno? C’entra, perché anche nei tempi più duri e oscuri chi non fa di tutto per trascorrere almeno un’ora nell’isola dei sogni? Noi siamo quell’ora e quel giorno e quella settimana. Ma non basta più dircelo e dirlo, utilizzando vecchi schemi e vecchie parole".
 

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