Si chiude il ciclo “Tutta la paura del mondo” con il grande maestro Francesco Remotti

  • Dove
    Museo della Città
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 19/12/2015 al 19/12/2015
    17
  • Prezzo
    5 euro
  • Altre Informazioni

Sabato alle 17 (Sala del Giudizio, Museo della Città), si chiude il ciclo di conversazioni dedicate a “Tutta la paura del mondo” con il grande maestro dell’antropologia italiana Francesco Remotti, che partirà da una domanda radicale: Vincere la morte o vincere la paura della morte? Studioso della «trasformazione culturale» dei corpi e degli spiriti dei morti nella società contemporanea, Remotti completerà così la nostra ricognizione nel territorio della paura, che ha attraversato le “icone della fine” con il filosofo Andrea Tagliapietra, la “paura della perdita” con la psicanalista Alessandra Ginzburg, la “paura del disumano” con il filosofo Sergio Givone, la paura posta dalla filosofia moderna a principio stesso della politica, col filosofo Roberto Esposito, e la segnatura teologica della paura, con il biblista Piero Stefani.

Che senso ha la morte? Come tollerarla? Forse è proprio per rispondere a queste domande che sono nate la filosofia, la religione e la scienza. E la Biblioterapia. La paura della morte, la consapevolezza che non ci saremo più, rappresenta infatti, da sempre, la causa principale delle nostre inquietudini. Che riguardino il corpo o la mente, i sentimenti o il comportamento, tutte le operazioni che funzionano come generatrici di significato e cultura hanno avuto a che fare, in ogni epoca, con il tempo, e sono state costrette a confrontarsi con la morte. Ma paradossalmente proprio nella contemporaneità, nel pieno della “rivoluzione della mortalità”, che ha invertito la percentuale di morti premature o violente tipiche dell’intera vicenda dell’uomo, la morte viene tenuta lontana dagli sguardi, confinata negli ospedali, nei luoghi specializzati.

E persino le forme istintive del lutto e del dolore sono state abbandonate a favore di comportamenti orientati da norme sociali che disciplinano le emozioni. Forse perché, come ha scritto Francesco Remotti, «”La morte non si limita a mettere fine all’esistenza corporea, visibile di una persona, ne distrugge l’essere sociale”» e quindi «viene vissuta dalla società come un sacrilegio, come un attentato, perché distrugge l’essere umano che essa stessa, mettendo in gioco le proprie energie, aveva costruito e costituito, e su cui aveva impresso il proprio marchio, il proprio modello di umanità». Concluso il ciclo di conversazioni, Biblioterapia 2015 dà appuntamento al 23 gennaio per l’ultimo incontro, la presentazione del libro di Carlo Ginzburg Paura reverenza terrore. Cinque saggi di iconografia politica, appena uscito per Adelphi. A dialogarne con Ginzburg, lo storico italiano più conosciuto all'estero, sarà lo storico e saggista Stefano Pivato. 

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