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Protesta bar e ristoranti, Morrone e Raffaelli (Lega): "Solidarietà a chi manifesta per avere un futuro"

"Abbiamo parlato con decine di imprenditori disperati che vedono andare in fumo il lavoro e gli investimenti di una vita"

"Bar e ristoranti stanno dimostrando pacificamente il loro profondo disagio e la loro legittima protesta contro i provvedimenti del Governo Conte che si sono dimostrati inefficaci e, anzi, estremamente dannosi per esercizi, commercianti, partite Iva, palestre, ecc. Nonostante tutto, il Governo continua imperterrito sulla strada di divieti e maldestre restrizioni, senza curarsi delle disastrose ricadute economiche in atto, non meno gravi dell’emergenza sanitaria". Lo affermano in una nota i parlamentari Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, e Elena Raffaelli.

"Il Governo, infatti, non ha ancora chiarito, prove alla mano, quali benefici comportino, rispetto al contenimento del virus, gli strampalati obblighi orari per bar e ristoranti che stanno provocando i noti danni al settore. E senza riscontri sono anche le chiusure ‘a prescindere’ di palestre, cinema, teatri. I dati economici diffusi in questi giorni dovrebbero, al contrario, spaventare anche i ‘chiusuristi’ più accaniti. Per capire l’urgenza di un’inversione di rotta delle politiche fin qui adottate, a noi è stato sufficiente parlare con decine di imprenditori disperati che vedono andare in fumo il lavoro e gli investimenti di una vita. Sono cittadini a cui il Governo non ha corrisposto indennizzi adeguati, non ha dato certezze, né aperture. I ministri Pd, LeU e Grillini, infatti, sono più impegnati a non perdere la poltrona (vedi l’indegno mercato in atto al Governo per trovare improbabili stampelle) che a elaborare soluzioni ai problemi concreti del Paese. Al Governo Conte e ai suoi Dpcm, noi opponiamo la nostra totale solidarietà e il nostro senso di responsabilità nei confronti dei non garantiti, di chi per sopravvivere (e dare lavoro ai dipendenti) dovrebbe poter alzare la serranda dalla mattina alla sera e non può farlo perché qualcuno a Roma ha deciso che la loro non è un’attività ‘essenziale’".

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