Rinnovabili, Petitti: "Il provvedimento spalma incentivi non convince"

Il deputato Pd riminese Emma Petitti esprime le proprie perplessità riguardo alle previsioni del provvedimento licenziato dal governo.

No ad un provvedimento retroattivo e obbligatorio sulle energie rinnovabili che significherebbe penalizzare il fotovoltaico, costringendo chi investe a rinegoziare gli investimenti con le banche, e mettendo le aziende a rischio di crisi. Mentre sono in corso al Senato i lavori sulla conversione in legge del decreto "spalma incentivi”, il deputato Pd riminese Emma Petitti esprime le proprie perplessità riguardo alle previsioni del provvedimento licenziato dal governo.

"Ho avuto occasione di confrontarmi con le aziende del territorio riminese che operano nel settore delle rinnovabili, con cui ho condiviso la perplessità sul fatto che si andrebbe ad intervenire in maniera retroattiva, prolungando obbligatoriamente il periodo di incentivazione e rischiando così di affossare un settore strategico della green economy e di mettere in crisi le nostre piccole e medie imprese del comparto - spiega Petitti -. Preoccupa, inoltre, l’ipotesi di far pagare a chi investe nelle rinnovabili gli oneri di ‘sbilanciamento’, dando vita a un’ennesima tassa. Certo, non tutti gli interventi ipotizzati vanno nella direzione sbagliata, ma quelli principali, a nostro avviso, andrebbero a porre un brusco freno allo sviluppo del sistema".

"Lo 'spalma incentivi' è una misura che, così come attualmente formulata, deve essere assolutamente modificata perché getta nella totale incertezza il settore e rischia di bloccare tutti gli investimenti - conclude la parlamentare riminese -. Ci auguriamo che il Ministero dello Sviluppo economico apra un confronto con tutte le forze in campo per evitare di porre la pietra tombale su uno dei comparti più vitali della nostra economia. Il settore delle rinnovabili in questo periodo di crisi economica è stato infatti tra i pochi che, in controtendenza, ha aumentato l’occupazione, nonostante abbia già scontato continue modifiche legislative che hanno posto il nostro Paese in una situazione critica anche nei confronti dell’Europa, che in più occasioni si espressa sulla necessità di evitare norme simili".

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