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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Politica Pennabilli

Sindaco "camicia nera", scoppia la bufera politica per il post su Facebook

Mauro Giannini di Pennabilli nel mirino di Orizzonte Comune dopo le sue dichiarazioni apparse sul social network, il primo cittadino: "Avevo semplicemente riassunto la mia vita in poche righe parlando di me senza inneggiare a nulla"

Scoppia la bufera politica nel Comune di Pennabilli dopo il post del sindaco Mauro Giannini che, su Facebook, aveva scritto "Sono nato con la camicia nera e morirò con la camicia nera". A denunciare quanto apparso sul social network lo scorso primo ottobre, e poi immediatamente rimosso dalla policy, sono stati i consiglieri comunali di “Orizzonte Comune” che hanno voluto "esprimere la nostra totale indignazione ed il più profondo dissenso nei confronti di quanto esplicitato dal primo cittadino". Nel post incriminato Giannini aveva pubblicato alcune foto del suo passato in divisa scrivendo "Mi sembra ieri quando, ancor senza un filo di barba, partii volontario per arruolarmi nei reparti d'assalto dei paracadutisti. Era un gelido mattino di marzo, dal finestrino del treno osservavo una città ancora assopita quando.ad un tratto, un brivido mi assalì; capii che era finita una fase della mia vita, finiva il tempo di correre con glia mici dietro a un pallone, finiva il tempo di correre con gli amici dietro alle ragazze. La voce tonante della Sacra Patria e il
richiamo della Maschia Gioventù erano assordanti, non poteva essere altrimenti per un ragazzo cresciuto con il mito del guerriero, con il mito del superuomo, con  il mito dell'uomo invincibile. Proprio così, quando son partito per servire per la bandiera, avevo solo un credo e la camicia nera. Ho sempre avuto un grande amore per l'Italia.ma per quell'Italia vera, l'Italia del Piave, l'talia di Vittorio Veneto, l'Italia di coloro che non hanno tradito. Purtroppo Dio non mi ha dato il privilegio di morire in combattimento, ma mi ha concesso la gioia di crearmi una famiglia, mi ha dotato di un coraggio ma soprattutto di una onestà che mi ha sempre permesso di dire tranquillamente ciò che penso, mi ha impresso quell'altruismo che mi permette di aiutare chiunque abbia bisogno, perché io, sembrerà strano, so anche amare; ecco perché ho tantissime persone che mi vogliono bene.Ora mille pensieri mi affollano la mente, quanti ricordi! Quante emozioni si intrecciano, quanti sentimenti! Oggi ho pianto, da solo, nel mio silenzio. Ma non è un pianto di felicità: togliermi la divisa è come togliere le stelle dal cielo. Ringrazio l'Esercito Italiano, in particolar modo il IX Reparto d'Assalto Col Moschin, che mi ha dato la possibilità di realizzare i miei sogni e soprattutto che, con quell'ordine e disciplina che ci vorrebbero anche nella società civile, é riuscito frenare la mia irrompente esuberanza e a placare il mio  impetuoso spirito. Spero che mio babbo sia fiero di me e spero possa averlo ripagato di tutte le preoccupazioni che quel sanguigno giovane ribelle gli ha dato. Il mio pensiero va a tutti i miei camerati caduti e presenti, con i quali ho diviso pane e morte: vi porterò sempre nel cuore. Riconsegno la divisa. ma non deporrò mai le armi;s arò sempre pronto a versare il mio sangue per la Divina Patria. W l'Italia
". 

In una nota stampa i consiglieri comunali di “Orizzonte Comune” commentano: "Si legge, in tale intervento, “sono partito per servire la bandiera, avevo solo un credo e la camicia nera”, chiaro riferimento ideologico a quello che verrà dichiarato in modo esplicito dal sindaco stesso in risposta alla domanda di un utente che domandava chiedeva al sindaco se fosse fascista: “sono nato con la camicia nera e morirò con la camicia nera”. Dichiarazioni inaccettabili da parte di una pubblica autorità quale il sindaco, ancora più gravi se a pronunciarle è un sindaco di un territorio fortemente colpito dalla violenza nazifascista, che al momento dell’insediamento ha giurato di “osservare lealmente la Costituzione italiana”. Costituzione italiana che venne fondata proprio sul valore dell’antifascismo e che condanna chi “rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri” del fascismo o “compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”". 

Sulla questione è intervenuto anche il segretario provinciale del Pd riminese e, in una nota stampa, Sacchetti dichiara che “Leggendo, sono rimasto quasi senza parole. Se non fosse che da cittadino italiano prima ancora che da segretario provinciale del Partito Democratico di parole di sdegno me ne sono subito scattate in testa mille: vedere un sindaco, in questo caso il primo cittadino di Pennabilli Mauro Giannini, scrivere sul suo profilo Facebook pubblico e come tale accessibile a tutti “sono partito per servire la bandiera, avevo solo un credo e la camicia nera” già fa rabbrividire. La risposta “sono nato con la camicia nera e morirò con la camicia nera” al commento di un cittadino è di una gravità inaudita. Ogni sindaco giura infatti fedeltà assoluta a quella Costituzione Italiana che è la bussola della nostra società, è nata con valori anti fascisti e condanna chi esalta principi, fatti e metodi fascisti. E giura anche e soprattutto a nome di tutta una comunità, non di parte di essa, di una cittadinanza di un territorio che ha pianto decine e decine di suoi figli proprio per la violenza di quel regime e per rappresaglie nazifasciste nei giorni della Liberazione”. Per poi chiosare: “Il primo cittadino di qualsiasi comunità dovrebbe essere sempre e comunque d’esempio per ogni suo compaesano. Viene letto da adulti e ragazzini e i suoi messaggi dovrebbero essere sempre positivi. Questa sorta di inno al cameratismo e al servizio alla patria in guerra non suona quindi solo stonato e non va derubricato alla categoria delle gaffe in un momento storico come questo e con il resto del mondo che si interroga sulla “natura” del nascituro governo Meloni, ma è pericoloso. Così come lo è qualsiasi rigurgito fascista in un’Italia resa libera e democratico dal sacrificio di chi per contrastare la dittatura di quella camicia nera ci ha rimesso la propria vita”.

Sempre su Facebook è poi arrivata la risposta di Giannini che spiega: "Ripropongo il post, ovviamente modificato, che mi hanno bloccato. Esprimo la mia amarezza per l’accaduto, avevo semplicemente riassunto la mia vita in poche righe parlando di me, non di altri, senza inneggiare a nulla. Avevo esternato i miei sentimenti. Era solo una lettera d’Amore alla nostra radiosa Patria, un ringraziamento alle Istituzioni Statali, un saluto ai miei colleghi e una richiesta di perdono al mio Vecchio Babbo. Non c’è una parola di odio verso nessuno. IO SONO FATTO COSI’!".

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