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A San Valentino un bouquet sostenibile per aiutare la ripartenza del florovivaismo locale

L'invito di Cia Romagna a donare alle persone amate un prodotto che possa anche sostenere l'economia di un comparto in crisi

Anemoni, ranuncoli, lilium, papaveri, gerbere e poi calendule, bocche di leone, garofani e fresie, con l’aggiunta di fronde verdi per l’addobbo. Sono questi i fiori per il bouquet che Cia Romagna invita a donare alle persone amate nel giorno di San Valentino, per aiutare a risollevare il comparto floricolo locale messo in crisi dalla crisi pandemica che ha praticamente azzerato tutte le cerimonie e gli eventi (-50% matrimoni nel 2020). Cia auspica che il 14 febbraio possa dare una boccata d’ossigeno al settore, in una giornata dove si realizza, abitualmente, il 10% del fatturato annuo di produttori e commercianti. Un bouquet di fiori locali è sicuramente più fresco e profumato rispetto alle tradizionali rose e orchidee in arrivo al 90% da Ecuador, Colombia, Kenya, Etiopia Taiwan, che - oltre ai giorni di viaggio - hanno alle spalle una lunga conservazione nelle celle frigorifere, provenendo da climi caldi, in Paesi dove il basso costo della manodopera non rende più competitiva la produzione europea di questi fiori. Il prodotto locale viene, invece, incontro sia alla sostenibilità ambientale – non c’è uso indiscriminato di fitofarmaci come nei Paesi extraUe - che a quella economica: costo medio al dettaglio, 15 euro a bouquet. Cia stima per questo San Valentino una spesa media pro-capite pari a 30 euro.

Il valore della produzione del settore florovivaistico in Romagna supera i 6 milioni di euro, con le province di Forlì-Cesena e Ravenna in testa. Nell’area riminese la maggior parte delle aziende florovivaistiche svolge questa attività come principale, In Romagna per il comparto il 2020 è stato un anno veramente negativo: oltre che con le gelate, le aziende si sono trovate a dover far i conti con l’emergenza sanitaria Covid-19 e con tutte le relative restrizioni, che in molti casi hanno impedito di collocare sul mercato i propri prodotti con conseguenti gravi perdite economiche. La contrazione della produzione internazionale dovuta alla pandemia ha favorito per fortuna il fiore reciso locale, diminuendo del 10% l’import estero. Lo scenario del 2020 ha visto moltiplicarsi i tentativi di incrementare la modalità di acquisto online, ma è ancora prematuro parlare di trend con impatto significativo sulla filiera.

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