Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Addio ad Antonio Tarantino, conquistò il Premio Riccione con il capolavoro "Stabat Mater"

L'ultimo incontro tra l'artista e il Premio Riccione è avvenuto al festival Castel dei Mondi di Andria, nell'agosto del 2014

Un'immagine dell'opera "Materiali per una tragedia tedesca"

Un carattere ruvido, disincantato e ombroso, quello che ha accompagnato per tutta la vita lo scrittore e drammaturgo Antonio Tarantino. L'artista si è spento martedì a Torino,a  82 anni, per un arresto cardiaco. Attivo a lungo come pittore, approda solo in seguito alla scrittura per la scena, diventando un punto di riferimento per il teatro italiano. Il nome di Tarantino, la sua storia e carriera, si legano anche a Riccione, dove nel 1983 vince il "Premio Riccione per il Teatro" con i testi inediti  Stabat Mater e Passione secondo Giovanni, le prime due pièce della “tetralogie delle cure”, una straordinaria commistione di ispirazione religiosa e vena dissacratoria, spirito tragico e tono grottesco. Ad assegnargli il riconoscimento più ambito di quell’edizione storica – contrassegnata anche dai premi ad Edoardo Erba e Piera Degli Esposti – è una giuria presieduta da Odoardo Bertani e composta da grandissime personalità del teatro e della cultura, nomi come Luca Ronconi, Enzo Moscato, Maria Grazia Gregori, Marisa Fabbri, Ettore Capriolo, Mario Raimondo, Ugo Ronfani e Franco Quadri.

Proprio Quadri – figura chiave del Premio Riccione dagli anni Ottanta fino agli anni Duemila – è presidente di giuria nel 1997 quando Tarantino si aggiudica nuovamente il concorso con Materiali per una tragedia tedesca. Ancora una volta la giuria è straordinariamente qualificata. Oltre a Ronconi, Moscato e Gregori la lista dei giurati comprende Giorgio Amitrano, Isa Danieli, Elena De Angeli, Piera Degli Esposti, Mario Fortunato, Cesare Garboli, Egisto Marcucci, Renzo Tian e Patrizia Zappa Mulas. E altrettanto qualificato è il parterre dei premiati e dei segnalati, con autori come Giorgio Pressburger, Raffaello Baldini, Vittorio Franceschi, Carmelo Vassallo, Edoardo Erba. Tarantino si impone con un ritratto spietato della Germania degli anni di piombo, poi portato in scena dal Piccolo di Milano e insignito anche del Premio Ubu. Il testo, oggi riedito da Cue Press, nel 2000 viene pubblicato dalla Ubulibri di Franco Quadri, che dà alle stampe gran parte dei testi di Tarantino. Tra questi, i recenti La casa di Ramallah e Gramsci a Turi, ma anche la tetralogia delle cure (Stabat Mater, Passione secondo Giovanni, Vespro della Beata Vergine e Lustrini), proposta con il titolo di Quattro atti profani in una splendida edizione, a cura di Elena De Angeli, ripubblicata poi da Einaudi.

Rappresentate in Italia e all’estero, le pièce di Tarantino sono state dirette da registi come il franco-tunisino Chérif per il Piccolo di Milano, Marco Isidori e Valter Malosti per lo Stabile di Torino, Antonio Calenda per lo Stabile del Friuli Venezia Giulia, Andrée Ruth Shammah per il Franco Parenti di Milano, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe di Ravenna. Tra i tanti interpreti ricordiamo Piera Degli Esposti, Maria Paiato, Giorgio Albertazzi e Lino Banfi. L’ultimo incrocio tra Tarantino e il Premio Riccione è avvenuto al festival Castel dei Mondi di Andria, nell’agosto del 2014. In quell’occasione, l’autore di Stabat Mater era ospite di un convegno sulla drammaturgia cui partecipava, oltre al direttore di Riccione Teatro Simone Bruscia, anche Emanuele Aldrovandi, giovane vincitore nel del Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” con un testo prossimo al debutto. Due generazioni di scritture a confronto e un piccolo passaggio di consegne.

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