Carlo Carli (Confagricoltura): “Gli agricoltori aspettano l’acqua”

Il tema è stato affrontato nel workshop organizzato nei padiglioni della Fiera di Rimini durante l’edizione di McFruit 2019

L’acqua è un bene prezioso. Su questo tutte le rappresentanze del mondo economico sono concordi. Il tema è stato affrontato nel workshop organizzato nei padiglioni della Fiera di Rimini durante l’edizione di McFruit 2019 dal titolo “Risorse idriche e scenari futuri nel territorio riminese”. Carlo Carli, Presidente di Confagricoltura di Forlì-Cesena e di Rimini e vicepresidente del Consorzio di Bonifica ha preso la parola a nome tutte le associazioni di categoria del mondo agricolo (Confagricoltura, Cia, Coldiretti), intervenendo sul tema “Lo sviluppo dell’irrigazione in relazione all’agricoltura riminese”.

Nel corso del suo intervento Carli ha sottolineato come “L’acqua sia un bene prezioso e lo è ancor di più per una agricoltura moderna. Sappiamo quanto sia un bene finito e quanto, soprattutto in periodi siccitosi, come quelli a cui siamo di fronte, l’acqua sia fondamentale. Lo sa bene il territorio riminese, storicamente il meno fortunato quando parliamo di acqua. La nostra provincia ha fatto i conti da sempre con torrenti ballerini, un terreno misto argilloso e nelle ultime stagioni con dispersioni idriche e periodi anche lungamente siccitosi. E’ questo il motivo per il quale la provincia di Rimini in questi anni ha sviluppato un’agricoltura potremmo dire senza acqua. Ma, certo, per sviluppare il settore e proiettarlo nel futuro occorre che troviamo tutti assieme soluzioni strutturali e di sistema. Gli agricoltori aspettano l’acqua e sono pronti non solo ad investire, ma anche a fare sistema. Naturalmente non partiamo da zero e molto è stato fatto”.

La tecnologia e l’innovazione sono sempre più a servizio di un’agricoltura moderna e di precisione. Per questo ha concluso Carli “Là dove gli interventi strutturali per portare acqua in campagna sono arrivati si è potuto sviluppare un’impresa moderna e improntata sulla tecnologia, mi riferisco per esempio al cesenate e al faentino. E’ anche a questo che dobbiamo guardare. Ecco allora che noi agricoltori, come imprenditori, dobbiamo essere pronti non solo ad accogliere l’acqua, ma anche ad attivarci, tramite le nostre organizzazioni per drenare risorse anche dagli enti superiori, comunità europea inclusa.  Solo aderendo ad un progetto sistemico e complesso possiamo pensare ad uno sviluppo e, anche, ad un ricollocamento dell’agricoltura del territorio riminese”. 

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