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Condanna definitiva per Giorgio Corbelli, in carcere l'ex patron di Telemarket

L'imprenditore santarcangiolese, già azionista di maggioranza del Napoli calcio, ritenuto colpevole per il fallimento di Finarte

Della fine di Telemarket si era già scritto tutto quando, nel 2013, aveva chiuso i battenti dopo 30 anni di attività lasciando a casa 100 dipendenti. Un crak finanziario del quale è stato riconosciuto colpevole il suo storico patron, l'imprenditore santarcangiolese ed ex azionista di maggioranza del Napoli calcio, Giorgio Corbelli. La Cassazione di Milano ha infatti emesso sentenza definitiva sul fallimento di Finarte, la società di cui Corbelli fino al 2011 era presidente del Consiglio d'amministrazione. Corbelli era già ai domiciliari, per un'altra condanna per reati fiscali: è lui l'uomo che ha lanciato (e fatto grande) il marchio Telemarket, la nota emittente televisiva che vendeva quadri e opere d'arte, e che tra gli ospiti fissi, o quasi, ha potuto contare a lungo anche su Vittorio Sgarbi, e su una miriade di venditori televisivi che sono diventati cult (Vanna Marchi, Francesco Boni, Alessandro Orlando).

La tivù (che prima era Elefante) mosse i primi passi nei primi anni '80: è dal 1987 che diventa una televisione nazionale, che coprirà praticamente i due terzi del territorio italiano negli anni '90. Da Roncadelle a Milano, Roma e Napoli, gli showroom si aprono e si moltiplicano. Corbelli si interessa anche allo sport, prima il Basket Brescia e poi Milano, infine il Napoli del calcio, di cui dal 2000 sarà azionista di maggioranza.

Il crac di Finarte risale al 2012: la società era quotata anche in Borsa, e considerata una delle maggiori maison italiane di settore. Sul quel fallimento si è indagato per anni, fino al processo. Adesso la sentenza è definitiva: Corbelli, 64 anni, è stato condannato a quattro anni. Da scontare in carcere: abitava in Maddalena, è stato già trasferito a Canton Mombello. I suoi legali hanno già chiesto i domiciliari.

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