Delfini maltrattati, si riapre il processo agli ex vertici del delfinario di Rimini

Dopo la battuta d'arresto per problemi di notifiche, saliranno sul banco degli imputati la veterinaria e l'ex legale rappresentante

Si riapre giovedì mattina, dopo una battuta d'arresto per problemi di notifiche, il processo che vede imputati l'ex legale rappresentante e la veterinaria del delfinario di Rimini. I due sono accusati di maltrattamento di animali e, nel luglio del 2013, la Procura della Repubblica dispose il sequestro dei 4 delfini utilizzati negli spettacoli: la madre Alfa, catturata nel golfo del Messico trent'anni fa e i suoi tre figli, Sole, Luna e Lapo, poi trasferiti all'acquario di Genova. Secondo il Decreto di citazione a giudizio gli imputati sottoponevano gli animali a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche e quindi incompatibili per la loro natura, anche “sottoponendoli a trattamenti idonei a procurare un danno alla salute degli stessi, con conseguenti gravi sofferenze”.

In particolare la vasca è risultata non conforme ai parametri stabiliti dal D.M. n.469/2001, senza un sistema di raffreddamento e di filtraggio adeguato dell'acqua, né strutture che permettessero agli animali di ripararsi dalle intemperie e dal sole o di sottrarsi alla vista dei visitatori e all'illuminazione serale artificiale. Gli imputati inoltre avrebbero somministrato ai delfini in modo continuativo ormoni e farmaci, per uso contraccettivo e per gestire i conflitti fra gli animali e le problematiche connesse all'inadeguatezza della struttura.

“Per anni il delfinario di Rimini - spega l'associazione Essere Animali - ha esibito animali nonostante fosse privo della licenza di giardino zoologico, poi negata con decreto ministeriale. Abbiamo manifestato più volte per chiederne la chiusura e questo processo costituisce un passo importante, ma non dimentichiamo che al delfinario è stato concessa licenza di 'spettacolo viaggiante' e da due anni vi sono esibizioni di otarie nella piccola vasca situata sul lungomare, in piena 'movida'. Gli animali utilizzati in questi spettacoli vivono in spazi esigui per le loro esigenze etologiche e sono costretti a compiere esercizi in cambio di cibo, in una routine di privazioni che lo spettatore però può non percepire. Tutto è artificiale, il piccolo mondo creato per l'animale-attrazione, pallida fotocopia dei suoi simili in natura e anche il messaggio veicolato, spacciato per educativo, ma fondato sulla prevaricazione”.

La LAV parteciperà alle udienze, in quanto parte offesa, rappresentata dall’Avv. Carla Campanaro. “Domani si entra finalmente nel vivo dell’analisi delle vicende avvenute nel Delfinario di Rimini, i cui protagonisti sono mamma Alfa  e i suoi piccoli  Luna,  Sole e Lapo, i quattro delfini detenuti e utilizzati per gli spettacoli, per cui l’accusa ritiene siano stati sottoposti a comportamenti dannosi alla loro salute e incompatibili ai loro bisogni etologici – afferma la LAV. – Abbiamo piena fiducia che la magistratura farà piena luce sugli accadimenti e che questo processo contribuirà a svelare al pubblico che cosa succede quando si spengono le luci del palcoscenico su questi magnifici mammiferi marini, costretti per fini puramente commerciali, ad esibizioni snaturanti. Questo procedimento rappresenta il primo vero processo all’industria della cattività dei delfinari che dietro la maschera di strutture zoologiche e scientifiche, sono in realtà solo dei parchi giochi per l’esposizione e l’esibizione degli animali in spettacoli che non hanno nulla a che fare con l’etologia degli animali".

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