Elezioni, l'analisi del voto in Romagna: a Rimini Bonaccini ce la fa col voto disgiunto. Grosso balzo del Pd

Il voto alle Regionali segna inesorabilmente due sonore sconfitte, quella di Forza Italia superata in gravità dalla crisi nera del Movimento 5 Stelle, che rimane fuori dal consiglio regionale

Due province su tre e quattro capoluoghi su quattro: è questo il bottino di Stefano Bonaccini nel voto in Romagna, che torna ad essere un po' più rossa rispetto all'anno scorso, ma sicuramente non sulle percentuali bulgare di un decennio fa. In provincia di Ravenna Bonaccini ha segnato il 52,7% dei voti, distaccando la sua concorrente di oltre 10 punti, a Forlì-Cesena la vittoria è arrivata col 49,4% e un distacco di 5 punti, mentre in provincia di Rimini Borgonzoni ha lasciato Bonaccini a 1,2 punti percentuali di distanza, 47,6% contro 46,4%.

Voto disgiunto ha favorito Bonaccini

Dal punto di vista del voto al presidente, il presidente uscente di centro-sinistra Stefano Bonaccini ha beneficiato massicciamente del voto disgiunto, praticato da circa il 3-4% dei romagnoli, in gran parte elettori che hanno votato il M5S, ma indicato Bonaccini come presidente preferito (ha fatto così circa un elettore grillino su tre in Romagna), ma anche in misura minore elettori dal centro-destra. L'effetto del voto disgiunto ha rafforzato la sua posizione, ma non è risultato determinante, tranne che a Rimini città, dove altrimenti avrebbe vinto Borgonzoni. A Rimini il 4% dell'elettorato ha scelto Bonaccini ma votato un partito che non appartiene alla sua coalizione, e questo ha colmato il divario che il centro-destra ha dato al centro-sinistra di tre punti di vantaggio.

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Il voto nei Comuni: Cesena la più “bonacciniana”

Si conferma un trend ormai consolidato: il centro-destra è forte nei Comuni appenninici e in quelli della fascia costiera, tanto che la maggior parte dei Comuni romagnoli ha votato a destra. Per esempio in provincia di Forlì-Cesena 21 Comuni rispetto ai 9 del centro-sinistra. Ma è nei comuni più popolosi che ha vinto Bonaccini, portandosi a casa tutti e 4 i capoluoghi romagnoli. La più “bonacciniana” è stata Cesena, dove il presidente uscente ha staccato Borgonzoni di 18 lunghezze (54,6% contro il 39,4%), seguita da Ravenna con 10 punti in più di Bonaccini (52.4% contro 42,1%) e da Forlì (52,6% per Bonaccini contro il 42,5% di Borgonzoni). Più tiepida Rimini, dove Bonaccini – come detto grazie al voto disgiunto – ottiene 3,3 punti in più della sua rivale (48,8% contro 45,5%).

Forlì torna una città a maggioranza centro-sinistra 

Bonaccini, che ha portato proprio al Palafiera di Forlì la chiusura della sua campagna elettorale, si riprende idealmente Forlì, vinta dal centro-destra alle amministrative dello scorso maggio. Molto difficile comparare il voto amministrativo con quello della Regione, avendo logiche diverse, ma i partiti della coalizione di centro-sinistra prendono circa 5 punti percentuali in più del centro-destra (49% contro il 44,3%). In buona parte si tratta di elettorato pentastellato “di ritorno”, dato che il M5S ha ulteriormente dimezzato la sua “rendita” dello scorso anno. Tuttavia è stata anche molto diversa la strategia del centro-destra nelle due tornate elettorali: a Forlì fu stato scelto come candidato sindaco un civico senza tessere in tasca che non a caso ottenne il 10,6% dei voti sulla propria lista civica, mentre per le Regionali 2020 la situazione delle liste civiche è ribaltata: Lucia Borgonzoni è un esponente politico a pieno titolo della Lega, e la lista civica di Bonaccini ha ottenuto il 7,7%, il dato più alto di tutta la Romagna (complice anche il traino di un nome di peso come Claudio Vicini).

I partiti, chi sale e chi scende

Il voto alle Regionali segna inesorabilmente due sonore sconfitte, quella di Forza Italia superata in gravità dalla crisi nera del Movimento 5 Stelle, che in Romagna rimane fuori dal consiglio regionale. Altrettanto evidente è la vittoria di Fratelli d'Italia. Il partito di Giorgia Meloni più che raddoppia a Cesena (dal 3,8% delle Europee 2019 all'8,3% odierno), raddoppia in provincia di Ravenna e a Forlì (dal 4,2% all'8,3%) e aumenta anche nel Riminese. A Rimini è al 9,3%, il terzo partito della città. 

Il M5S rispetto alle Europee, come voto di lista, ha un'enorme e ulteriore emorragia di voti, riducendoci praticamente a partito irrilevante. Perde i due terzi dei suoi voti dello scorso anno in provincia di Rimini (dal 15,7% del 2019 al 5,5% attuale), idem a Cesena (da 14,4 al 5,3%). La città più “grillina” è Ravenna con il 5,8% dei voti di lista, la meno grillina è Forlì (4,7%), nonostante sia la città che ha espresso il candidato presidente Simone Benini. 

Tracollo anche di Forza Italia che ne esce più che dimezzata in provincia di Ravenna (dal 5,5% al 2,5%), Forlì (dal 6,9% del 2019 al 3% odierno), Cesena (da 5,5% al 2%). Di fatto i berlusconiani sono entrati ufficialmente nella categoria politica dei “cespugli”.

Tra i partiti maggiori c'è da segnalare un Pd in ripresa un po' dappertutto, nonostante le scissioni: il balzo maggiore è in provincia di Rimini dove aumenta di 6 punti percentuali rispetto alle Europee (da 25,6 al 31,6%), seguita da Cesena (dal 33,9 al 37,5%) e dalla provincia di Ravenna (dal 34 al 37,6%). Molto più contenuto l'aumento a Forlì che è appena dello 0,8% (dal 32,8 al 33,6%). Ma a Forlì si è fatta sentire di più la scissione di Italia Viva, con l'adesione del parlamentare locale Marco di Maio.

La Lega è invece in affanno e retrocede lievemente, ma parlare di crisi, quando si è sempre sopra il 30% delle preferenze, è un po' eccessivo. La Lega arretra dai 2 punti percentuali in provincia di Rimini all'1,6% in meno di Cesena.

Tra le liste minori molto buona la performance della civica 'Bonaccini presidente' (il 6,4% in provincia di Forlì-Cesenae il 5,8% in provincia di Rimini), con i buoni risultati di Forlì (7,7%), di Cesena (6,5%) e Rimini (6,2%). Rilevante anche il successo della lista di sinistra  'Emilia-Romagna coraggiosa' (3,2% in provincia di Ravenna, 3,6% a Cesena, 3,3% a Ravenna città). Hanno portato acqua al mulino anche 'Europa Verde' e '+Europa'. Irrilevante invece la formazione europeista 'Volt', così come il 'Popolo della famiglia' nello schieramento opposto.

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Dato da studiare della lista no-vax: a Rimini ha il suo 'peso'

Alle elezioni si presentava anche la lista 'Movimento 3 V – Vaccini vogliamo verità', formazione scettica sui vaccini e contraria all'obbligo vaccinale nelle scuole. I 'no vax' volevano pesare il loro apporto, con un elettorato molto radicale al punto da mettere in secondo piano i programmi generali di governo della Regione per far prevalere il mono-tema dei vaccini. E si scopre che questo “zoccolo duro” che contesta i vaccini ha un certo peso in Romagna, specialmente a Rimini, dove hanno raccolto l'1,3% dei voti, l'1,1% a Cesena, per poi scendere a percentuali più “normali” a Forlì con lo 0,8% e a Ravenna lo 0,6%.

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