Rimini Fiera: nel 2016 dopo 14 anni al timone finisce l'era Cagnoni

I debiti della società del Palas generano "preoccupazione, non paura". Nell'immediato futuro una "sorpresa positiva sul settore spettacolo-discoteche" con il nuovo Sib

"Non ho nessuna intenzione di ricandidarmi". Dunque nel 2016, dopo 14 anni, terminerà la presidenza di Lorenzo Cagnoni per Rimini Fiera. Lo annuncia il diretto interessato rispondendo in commissione Controllo al consigliere dell'Italia dei valori, Stefano Murano Brunori, che lo interpellava sulle sue intenzioni in vista del fine mandato dell'anno prossimo. Cagnoni è stato nominato presidente di Rimini Fiera nel 2002, rendendosi protagonista della realizzazione del nuovo quartiere per un investimento che si aggira intorno ai 300 milioni di euro. La Fiera e il Palas di Rimini valgono il "10%-12%" del Pil provinciale. E se sull'"Astronave" pesano i due mutui da 27 e 42 milioni di euro, la Fiera a fine anno estinguerà del tutto i suoi debiti, in anticipo di 365 giorni sulle previsioni, avendo registrato nel 2014 un fatturato da 67 milioni e un utile netto di 2,7 milioni. E il 2015 dovrebbe portarla "in testa a livello nazionale anche rispetto al gigante milanese".

Lorenzo Cagnoni, presidente del gruppo Rimini Fiera, porta i numeri del polo in commissione "Controllo" in Comune. E affronta le questioni aperte della possibile privatizzazione dell'ente, stimolata anche dal Piano di razionalizzazione delle partecipate che la legge di Stabilità chiede entro la fine di marzo e su cui l'advisor nominato dai soci pubblici (Comune, Provincia e Camera di commercio) presenterà il report a fine aprile; e dell'integrazione a livello regionale con Bologna e- perchè no- Parma. Dal 2008 al 2013, mentre molte "cugine" morivano o agonizzavano, spiega Cagnoni, il polo riminese ha registrato un risultato complessivo positivo per 2,4 milioni di euro. Il 2014 si è chiuso con un utile netto di 2,7 milioni e per il 2015 non sarà inferiore ai tre. Per cui "se i numeri saranno confermati siamo in testa a livello nazionale", rimarca Cagnoni.

E nel corso dell'anno verrà anche liquidato il dividendo straordinario dalla vendita dell'area dell'ex fiera: 10,75 milioni di euro per la parte pubblica, che verranno girati alla società del palacongressi per la realizzazione del Palas, e circa due per quella privata. La capogruppo rientrerà così della sua esposizione chiudendo l'anno in "assoluto equilibrio di liquidita'". Insomma, sorride Cagnoni, "siamo usciti dalla crisi più in salute". Da un lato con grande attenzione sulle manifestazioni di punta, Sigep, Rimini Wellness, Ecomondo, Ttg e Tecnargilla; dall'altro creando economie di scala e integrazioni. Ora si "puo' pensare a nuovi prodotti: fanno ben sperare sia il nuovo evento sulla birra, sia il Macfrut in concomitanza con l'esposizione floro-vivaista. E ci può essere la "sorpresa positiva sul settore spettacolo-discoteche" con il nuovo Sib.

Per quanto riguarda il congressuale, prosegue Cagnoni, la previsione di fatturato per il 2015 è di 9,1 milioni di euro, in crescita del 10%. Cresce il numero degli eventi e la loro qualità. Certo, mette in luce, "sapevamo di fare investimenti a debito per un'opera pubblica", che quindi "non ha obiettivi di redditivita'". Se non per l'indotto. Dunque i debiti della società del Palas generano "preoccupazione, non paura". Quello verso Montepaschi ammonta ora a 27 milioni di euro, quello verso Unicredit a 42. Il primo, quota annuale 979.000 euro, viene pagato "regolarmente" con le entrate di gestione: l'affitto da 1,1 milioni di euro che paga Rimini Fiera e i ricavi dalle royalties alberghiere, tra i 250 e i 300.000 mila euro. Per il secondo, da 3,45 milioni, occorre guardare ai dividendi distribuiti: "Se la situazione rimane questa" tre milioni all'anno. Insomma si deve "scommettere sulla costanza" delle performance e "ce ne è la possibilità. La società - afferma Cagnoni- è nelle condizioni di pagare anche il debito del Palas".

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(Agenzia Dire)

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