Vendette il figlio a coppia di Santarcangelo. Mamma romena condannata a 3 anni

I santarcangiolesi, accusati di alterazione di stato, hanno patteggiato una pena di tre anni. La colpevole, tuttavia, risulta essere tornata nel suo Paese di origine e non è più stato possibile rintracciarla

Si è conclusa nel peggiore dei modi la storia di un figlio voluto disperatamente a costo, anche, di dover mentire sulla sua paternità e sulla sua nascita. La mamma, una giovane romena 23enne, è stata condannata a 3 anni e 4 mesi di reclusione per aver venduto il piccolo a una coppia di santarcangiolesi che, in un altro procedimento penale, ha già patteggiato una pena di 3 anni per alterazione di stato in concorso.

La vicenda iniziò nel 2005 nel reparto di Ostetricia dell’Infermi quando, per il parto, si era presentata una ragazza romena 23enne. Subito dopo aver dato alla luce un maschietto, però, la ragazza dichiara ai responsabili del reparto di non volere quel figlio tanto che si rifiuta di allattarlo e di vederlo. Una situazione preoccupante che, però, sembra risolversi quasi subito quando la ragazza afferma che a occuparsi del bambino sarà il padre biologico, un facoltoso imprenditore santarcangiolese. La romena, infatti, racconta di lavorare come colf presso l’uomo, all’epoca 33enne, e di aver avuto un rapporto sessuale con lui dal quale è nato il piccolo. 

Invece di chiarificarsi, la vicenda diventa ancor più oscura quando l’uomo si presenta nel reparto insieme alla moglie, all’epoca 28enne, ed entrambi iniziano a coccolare il bambino come se niente fosse. Ad insospettire i responsabili di Ostetricia, in maniera particolare, è la moglie dell’imprenditore che, nonostante il marito abbia avuto un figlio da un’altra donna, non sembra per niente infastidita. I dubbi aumentano quando l’ostetrica, anche lei di origini romene, nota la sua connazionale rabbuiarsi sempre più nel vedere il bambino nelle mani della coppia e l’atteggiamento arrogante dell’uomo nel voler portare via al più presto il neonato confermando di esserne il padre. Questa serie di anomalie vengono così segnalate al tribunale dei Minori il quale emette un decreto provvisorio per togliere l’affido del bambino alla coppia italiana facendo partire, allo stesso tempo, una serie di indagini. Gli inquirenti scoprono così che la ragazza romena non era mai stata vista in casa dei due santarcangiolesi, le analisi del Dna escludono categoricamente che il piccolo possa essere il figlio del 33enne e che la coppia di italiani non poteva avere bambini.

Nel frattempo, il bambino viene dichiarato adottabile dal tribunale dei Minori e il trio viene processato per alterazione in concorso di stato, un’accusa che può portare dai 3 ai 15 anni di carcere. La coppia italiana decide di patteggiare ma per la ragazza romena, che intanto ha fatto perdere le proprie tracce, il processo continua fino a quando, oggi, è stata condannata.

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