Giornata mondiale del rifugiato: nel Riminese 403 persone nei centri di accoglienza

Tra le iniziative in programma anche la presentazione sabato del cortometraggio di Kristian Gianfreda che racconta la storia del richiedente asilo Daouda Debre

Verrà presentato sabato, nella celebrazione della Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite, il 20 giugno di ogni anno, il cortometraggio intitolato “L’attesa di Daouda”, realizzato dal regista Kristian Gianfreda.  Il breve filmato, prodotto quasi a costo zero, con il contributo delle associazioni che aderiscono ai progetti SIPROIMI (ex Sprar),  di cui il Comune di Rimini è l’ente titolare e il Consorzio Mosaico e l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII sono i soggetti gestori. Progetti di accoglienza, per minori e adulti,  che si realizzano  anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Arcobaleno ODV, che gestisce sul territorio l’attività di inclusione per migranti all'interno del progetto “Casa dell’Intercultura”. Il cortometraggio verrà pubblicato domani, 20 giugno,  alle ore 12 sulla pagina Facebook del Comune di Rimini.

Il corto, realizzato gratuitamente dalla "Coffee Time Film”, la casa di produzione cinematografica indipendente di Kristian Gianfreda, dura 11 minuti. Le riprese, fatte in 2 giorni e mezzo, non appena i protocolli covid lo hanno concesso, sono state fatte in alcune strutture della Comunità Papa Giovanni XXIII, in Caritas e nella sede comunale di via Ducale. Gli attori hanno interpretano loro stessi, non solo Daouda il protagonista, ma anche l’avvocato che si occupa di immigrazione, la responsabile dell’ufficio progetti, l’amico lavapiatti e gli altri rifugiati.

“Quest’emergenza  -  sottolinea Gloria Lisi vicesindaco del Comune di Rimini - ha amplificato condizioni di marginalità e difficoltà di una porzione significativa della popolazione migrante.   Ma allo stesso tempo ha anche fatto emergere risorse inattese nei migranti stessi. La storia raccontata molto bene nel cortometraggio ne è un esempio emblematico, perché Daouda da richiedente asilo si offre volontario e si attiva per aiutare gli altri. Una funzione attiva non passiva di chi riceve l’aiuto, come anche il caso dei richiedenti asilo che hanno progettato una piattaforma web per dare informazioni e servizi, mettendo a disposizione le loro competenze a favore di tutti i cittadini.  Una collaborazione che a livello organizzativo ha accelerato e stimolato processi di innovazione sociale,  attraverso una nuova lettura dei bisogni emergenti o latenti. In questa fase d’emergenza sanitaria, queso impulso,  si è aggiunto allo straordinario impegno  profuso dai soggetti gestori dei progetti SIPROIMI, che anche in questa difficile periodo, con diverse modalità,  hanno sempre garantito il servizio.”  

I numeri


Sono 403 i cittadini stranieri presenti ad oggi nei CAS (centri di accoglienza straordinaria) della provincia di Rimini, di cui più della metà (206) nel Comune capoluogo. 
Il Comune di Rimini ha aderito fin dal 2009 al progetto Sprar - ora chiamato SIPROIMI - e da allora si occupa strutturalmente delle problematiche relative all’accoglienza e all’inclusione dei richiedenti richiedenti asilo e rifugiati. Il SIPROIMI è un sistema di accoglienza integrata che non si limita all’assistenza materiale, ma fornisce strumenti per l’autonomia effettiva inclusione delle persone, adulte e minori, che ne beneficiano. 
I progetti SIPROIMI attivi sul territorio provinciale sono quattro, di cui due gestiti direttamente dal Comune di Rimini. In totale i progetti stanno ospitando 89 persone su una capacità totale di 101 posti. I 12 posti liberi non sono stati occupati in seguito all’emergenza sanitaria che ha comportato la sospensione di nuovi ingressi o di trasferimenti dai Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS).

Il primo dei due progetti in capo al Comune di Rimini (“Rimini porto sicuro”) è rivolto ad adulti e nuclei mono-genitoriali ed è gestito dal Consorzio Mosaico, affidatario del servizio che opera attraverso la Cooperativa Madonna della Carità per le attività di accoglienza e con la cooperativa Eucrante per le attività di mediazione linguistico culturale. Il progetto ha una disponibilità di 40 posti e di sei comunità abitative presenti sul territorio riminese.  Dal 1° gennaio al 30 aprile sono state 43 le persone accolte (di cui 36 ancora presenti) e accompagnate in percorsi di supporto all’inserimento sociale, di formazione professionale, di tutela della salute e di ricerca di un’abitazione. 

“Karibu a Rimini” è invece il secondo progetto rivolto ai minori non accompagnati gestito da Associazione Papa Giovanni XXIII e Consorzio Mosaico. Il progetto prevede complessivamente 18 posti (14 per minori e 4 per neo-maggiorenni) e 4 comunità abitative. Nei primi tre mesi dell’anno hanno beneficiato dell’accoglienza 22 minori (di cui 18 ancora presenti), che sono stati aiutati nell’accesso ai servizi, insegnamento della lingua italiana e inserimento scolastico, abitativo e sociale, oltre che all’accompagnamento legale. In provincia ci sono altri 2 progetti per un totale di 43 posti. 

I numeri del Riminese

Le presenze totali giornaliere al 17 giugno nei Cas, con il dato complessivo di 403 sono: 36 a Bellaria Igea Marina, 4 a Maiolo, 37 a Misano, 13 a Montescudo- Monte Colombo 21 a Novafeltria, 17 a Poggio Torriana, 50 a Riccione, 206 a Rimini, 2 a Saludecio e 17 a Santarcangelo di Romagna.

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Trama del corto

Daouda Dabre è un richiedente asilo al quale hanno rifiutato il permesso di soggiorno. Padre di due bambine che vivono in Burkina Faso con la mamma e che non vede da tre anni, si trova ad affrontare un momento complicato e difficile,  aggravato dall’arrivo della pandemia da Covid 19. Ciò nonostante Daouda mette da parte i suoi guai e si offre volontario per assistere i malati di Covid presso una struttura dedicata che è l’ Hotel Royal di Cattolica.
“E’ una storia vera - precisa il regista  Kristian Gianfreda - raccontata dai veri protagonisti all’interno della finzione cinematografica. Un piccolo lavoro con tanti difetti, ma che sono contento siamo riusciti a realizzare per dire, in maniera semplice come una persona, in cerca di risposte e d’aiuto, trasforma l’attesa in un impegno coraggioso e totalizzante. Testimonianza di gratuità e solidarietà,  raccontata da chi per primo conosce la fatica ma che nelle difficoltà degli eventi si è speso per gli altri.”

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