Il sindaco di Riccione rischia il processo, la minoranza: "Il tentativo di ingannare la città è imbarazzante"

I Capigruppo Sabrina Vescovi, Carlo Conti e Andrea Delbianco ripercorrono la vicenda punto per punto

Sulla vicenda che vede indagato il sindaco di Riccione Renata Tosi, replicano i Capigruppo di minoranza, Carlo Conti (Civico Oltre), Sabrina Vescovi (Partito Democratico) e Andrea Delbianco (Movimento Cinque Stelle), in relazione alle notizie pubblicate riguardo il procedimento penale nato dall’esposto dagli stessi presentato, pendente a carico della Sindaca e di tecnico e dirigente comunali dell’ufficio tecnico, ed in risposta ai comunicati dei partiti di maggioranza. Una risposta che vuole precisare alcuni punti. Lapidari i capogruppo: "Il tentativo di ingannare ancora la città è imbarazzante e privo di ogni pudore".

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"In primis va ricordato che la legge impone ai consiglieri comunali assessori e facenti funzioni pubbliche di denunciare ogni ipotesi di reato di cui vengano a conoscenza. Questo significa che anche i consiglieri di maggioranza nel caso fossero venuti a conoscenza di questo comportamento da parte del sindaco sarebbero stati obbligati a segnalarlo. Ma soprattutto, le cose stanno in termini totalmente diversi da come la maggioranza vuol venderle. Ed infatti: L’abuso edilizio di casa Tosi è oggetto di altro procedimento penale; non è stato l’abuso edilizio in sé l’oggetto dell’esposto (abuso che era stato rilevato ben prima dell’esposto e non dai sottoscritti);
Oggetto dell’esposto è la gestione della pratica edilizia da parte di sindaco, tecnico e dirigente successiva alla rilevazione dell’abuso edilizio; è insomma l’abuso d'ufficio, non l’abuso edilizio;
Per essere chiari: una volta rilevato l’abuso edilizio, due sole sarebbero state le soluzioni possibili per la legge: o demolire la costruzione abusiva, oppure – se ciò poteva compromettere la stabilità del fabbricato legittimato – chiedere il sanzionamento;
Il sindaco ed i suoi familiari optarono per la seconda soluzione e venne quantificata la sanzione in € 37.000,00 che gli stessi avrebbero dovuto pagare;
Ma tale cifra non venne mai pagata in quanto il procedimento amministrativo pare sia stato illegittimamente archiviato – almeno secondo quanto asserisce la pubblica accusa - dal dirigente Foschi, senza quindi che sia avvenuto il pagamento della sanzione di € 37.000,00 nelle casse pubbliche.
E’ questo l’argomento dell’esposto; ed è questo, fondato su punti fermi ed oggettivi siccome documentali, che deve suscitare un interrogativo nella città: può tollerarsi oltre che la carica di primo cittadino sia mantenuta da chi è stato protagonista dei suddetti comportamenti? E’ opportuno che la cosa pubblica sia gestita da chi viene accusato di aver fatto il proprio interesse personale e non quello della collettività?
Trattasi di interrogativo prettamente politico: in base all’accusa, alla collettività mancano 37.000 euro; nelle tasche della sindaca Tosi e dei suoi congiunti ci sono 37.000 euro in più.
Se la sindaca fosse rinviata a giudizio per i reati di cui viene accusata dal pubblico ministero, al di là del sole bellissimo di Riccione, come potrebbe mantenere il suo posto?
Politici rispettabili si sono dimessi per molto meno, magari chiedendo anche scusa alla città.
 

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