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Cronaca San Leo

Il sistema carsico e dei gessi i candidati italiani a Patrimonio mondiale dell'Unesco

Lo ha deciso il Consiglio direttivo della Commissione nazionale, sette i siti interessati che per la provincia di Rimini vedono scendere in lizza Evaporiti di San Leo

Il sistema carsico e dei gessi dell'Appennino emiliano-romagnolo sarà la candidatura italiana a Patrimonio mondiale dell'Unesco nel 2023. Lo ha deciso il Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l'Unesco, sulla base del Dossier presentato da parte del ministero della Transizione ecologica, dopo che la Giunta regionale dell'Emilia-Romagna nei giorni scorsi aveva approvato la proposta. Sette i siti interessati nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna: alta Valle Secchia, bassa collina reggiana, Gessi di Zola Predosa, Gessi bolognesi, Vena del gesso romagnola, Evaporiti di San Leo, Gessi della romagna orientale. Si tratta di aree, spiega la Regione Emilia-Romagna, tutte "accomunate dalla presenza di rocce che si sono formate nel corso dei millenni in seguito all'evaporazione delle acque marine che ricoprivano queste zone e alla concomitante concentrazione dei sali minerali, tra cui appunto il gesso". Per il cosiddetto 'Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell'Appennino settentrionale', dunque, il prossimo passaggio prevede ora a marzo il deposito della candidatura al centro del Patrimonio mondiale Unesco di Parigi. L'iter di valutazione si concluderà nell'estate 2023, con il pronunciamento definitivo da parte del Comitato internazionale Unesco. "Un primo passo importante per una candidatura di grande valore ambientale, oltre che storico e culturale- commenta l'assessora regionale alla Montagna, Barbara Lori- orgogliosi che tra tanti, il nostro territorio sia stato scelto per rappresentare l'Italia. La conferma che le aree carsiche gessose dell'Appennino emiliano-romag... sono un unicum che credo meriti un riconoscimento così prestigioso come quello Unesco".
La candidatura, si legge nella motivazione, "si basa sul criterio VIII della Convenzione del 1972 che fa riferimento a testimonianze straordinarie dei principali periodi dell'evoluzione della Terra e riguarda una zona ricca di depositi evaporitici che generano forme carsiche, particolarmente significativa per lo studio della disgregazione del supercontinente Pangea avvenuta circa 200 milioni di anni. L'intero complesso costituisce il primo e il più studiato carso evaporitico del mondo".
 

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