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Indagine di UniSalute: i romagnoli 'bocciano' la sigaretta elettronica

I romagnoli non credono alla sigaretta elettronica come rimedio per smettere di fumare. E' quanto emerge da un'indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute

I romagnoli non credono alla sigaretta elettronica come rimedio per smettere di fumare. Anche se il fenomeno sembra avere preso piede in Italia – sempre più spesso si incontrano persone che “simulano” il piacere di una tirata affidandosi a questi apparecchi elettronici – solo il 6% degli intervistati nelle province di Rimini e Forlì-Cesena crede sia una valida tecnica per smetterla con le sigarette. Lo rileva l’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, che ha preso in esame alcuni aspetti del legame tra fumo e cittadini della riviera.

Un’indagine che arriva mentre in Italia si discute se e come regolamentarne l’uso nei luoghi pubblici e la loro promozione pubblicitaria. Che a pesare sull’esito della ricerca siano state anche le polemiche sui suoi potenziali effetti dannosi alla salute? In realtà i romagnoli credono che l’unica rimedio per smetterla con il fumo sia legato alla reale forza di volontà di chi vuole smettere (72%) e sono scettici nei confronti di qualsiasi altra soluzione, che siano ipnosi ed agopuntura (19% ma si arriva al 33% tra le donne) farmaci (2%) o le soluzioni a base di nicotina come gomme e cerotti (1%).

Quella tra italiani e sigaretta è una relazione piuttosto stretta, se nel 2011 si calcolava che fossero 11,8 milioni i fumatori (circa il 22% della popolazione) e – dati ISTAT –circa 85 mila le persone che ogni anno perdono la vita in Italia per case attribuibili al fumo. Quali incentivi – secondo gli intervistati – potrebbero essere un buon deterrente per non avvicinare le persone al fumo o farli smettere? Se vengono considerate poco efficaci campagne pubblicitarie e comunicazioni che sensibilizzino sui danni che il fumo arreca alla salute (solo l’8% le caldeggia), il primo consiglio che i romagnoli si sentono di dare è di attuare una misura che colpisca le tasche dei fumatori, con un aumento consistente del costo delle sigarette (48% ma la percentuale sale al 63% tra gli uomini). Segue una campagna educativa nelle scuole organizzata dal Ministero (44%). Una proposta auspicata in particolare dalle donne (59%).

Proprio i giovani sono una delle fasce più attratte dalla sigaretta: secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità3 a livello nazionale il 16% dei maschi e il 22% delle femmine tra i 15 e i 24 anni fuma. Quando si parla di fumo gli aspetti più preoccupanti per i romagnoli - come rileva l’Osservatorio UniSalute - restano quelli legati ai danni alla salute, in particolare quelli provocati dal fumo passivo nei non fumatori e nei bambini (37%) e quelli attivi nei fumatori (24%), così come più di un romagnolo su quattro (29%) si rende conto dei costi che gravano sul Sistema Sanitario Nazionale per i danni provocati dal fumo.

Dal punto di vista della sostenibilità del nostro SSN l’incidenza è infatti notevole, basti pensare che per il trattamento di pazienti affetti da patologie attribuibili al fumo di tabacco la spesa ospedaliera nazionale già qualche anno fa ammontava a circa 3,4 miliardi di euro mentre la spesa sanitaria complessiva era di oltre 7,5 miliardi di euro4 . È quindi chiaro che un’efficace attività di prevenzione per limitare sempre più l’utilizzo di sigarette e tabacco porterebbe benefici anche al sistema sanitario nazionale nel suo complesso, oltre che alla salute dei cittadini.

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