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Le Giuggiole si difendono: "Non siamo un asilo clandestino ma un'associazione sportiva"

La struttura finita nel mirino della polizia Municipale che avrebbe rilevato una serie di irregolarità nella gestione dei bambini

Le Giuggiole non ci stanno e respingono le accuse della polizia Municipale di Rimini che ha multato la struttura "colpevole", a dire della divise, di essere un "servizi educativo abusivo" e per tanto multato con una sanzione da 8 mila euro. I responsabili dell'attività di via Monte Cieco, tuttavia, contestano quanto ricostruito dalla Locale spiegando di essere "un'associazione sportiva dilettantistica nata nell'agosto del 2020 al Centro Sportivo Italiano e ottenendo il riconoscimento ai fini sportivi dal Coni". Se, da parte loro, gli inquirenti della Municipale nel loro verbale hanno documentato come i piccoli frequentavano il servizio tutti i giorni della settimana - dalle 8,00 alle 14,30 - consumazione del pasto e tanto di retta, da 250 euro medie, che le famiglie pagavamo per il servizio ogni mese, l'associazione replica di "non avere scopo di lucro, il nostro obiettivo è lo sviluppo e la diffusione dell’attività e della cultura sportiva, anche attraverso attività ricreative intese come attività sportive a favore della popolazione in generale ed in particolare verso i soci, i tesserati ed i simpatizzanti".

"Tutti i corsi proposti - spiega la presidente Elisa Rinaldi replicando alle accuse degli agenti - prevedono lo svolgimento di attività in ambiente naturale e sono rivolti ad adulti e bambini del territorio. Per effetto del momento sanitario attuale, è stata data priorità alle attività di escursionismo, trekking e giochi motori all’aperto e in natura, con il rispetto del distanziamento e l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza.  La struttura che accoglie le attrezzature ed i materiali atti allo svolgimento dei corsi previsti, funge da riparo solo ed esclusivamente in caso di condizioni metereologiche avverse ed è accatastato come civile abitazione. Soltanto due sale della casa sono destinate ad uso magazzino. L'associazione sportiva è nata con lo scopo di favorire la diffusione di una cultura ecologica partendo dall'immersione dei frequentanti in natura. Non è interesse né tantomeno scopo dell'Associazione quello di offrire un servizio educativo per minori né di tutelare o nascondere persone che hanno scelto di non vaccinare i figli. In qualità di Presidente dell'Associazione, madre di due bambini, di cui uno attualmente in follow up per una malattia severa, immunodepresso, entrambi in regola con le vaccinazioni, rimango indignata di fronte ad articoli che espongono con sicurezza una posizione che mai abbiamo scelto di assumere".

"Siamo un'associazione sportiva dilettantistica - ribadisce la Rinaldi - e, in quanto tale, nel rispetto della normativa vigente, non possiamo e non dobbiamo richiedere la situazione sanitaria dei tesserati, cosa che spetta invece ad altri organismi preposti. Riteniamo che i servizi educativi di Rimini stiano svolgendo egregiamente il loro lavoro educativo, ed il compito delle Associazioni sportive e culturali del territorio sia quello di implementare l'offerta di spazi in cui praticare una gestione del tempo libero a beneficio dei singoli e della collettività, proponendo occasioni integrative di crescita, mediante attività che concorrano proprio al contrasto della povertà educativa e dell’esclusione sociale. Ci stupisce e addolora quanto accaduto, soprattutto perché il progetto è da sempre conosciuto dall’amministrazione locale, con cui abbiamo condiviso i valori dell’attività sportiva outdoor, all’aperto e in natura, non solo per la loro valenza in termini di salute fisica ma anche in termini di sensibilizzazione alle tematiche della sostenibilità ambientale, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Ribadiamo infatti che siamo un’associazione sportiva riconosciuta che propone attività in questo momento esclusivamente all’aperto di trekking ed escursionismo e che, come tale, si deve attenere alla normativa di settore e non certo a quella scolastica".

 

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