Le sale da gioco soggette al distanziometro possono ottenere una proroga alla chiusura

La decisione del Tar dell'Emilia Romagna sul ricorso presentato dalla società titolare di una sala a Riccione

Le sale da gioco soggette al distanziometro possono ottenere una proroga alla chiusura solo se comunicano ufficialmente la volontà di delocalizzare l’attività. A sottolinearlo è il Tar Emilia Romagna sul ricorso presentato dalla società titolare di una sala a Riccione. Sulla base della legge regionale, che impone almeno 500 metri tra le attività di gioco e i luoghi sensibili, il Comune aveva disposto a marzo 2019 la chiusura entro sei mesi dei locali gestiti dall’azienda ricorrente. Successivamente, riporta Agipronews, la società aveva presentato due istanze per comunicare la volontà di delocalizzare la sala in uno spazio consentito; la prima, tuttavia, non è stata accettata, mentre la seconda è stata formalizzata solo dopo la scadenza dei sei mesi previsti dal provvedimento di chiusura. L’ulteriore proroga di 6 mesi prevista dalla legge, chiarisce il Tar, "si applica nel caso in cui debba essere attuata la delocalizzazione per la quale, nei precedenti 6 mesi, sia stata già presentata istanza", ma non può essere concessa "quando l’istanza di delocalizzazione venga proposta dopo la scadenza dei primi sei mesi", come è avvenuto in questo caso.

Evocata più volte durante i comizi, oggetto di polemica politica, al centro della campagna elettorale: nessuna legge regionale sui giochi è stata mai oggetto di dibattito come quella emiliano-romagnola, i cui effetti si sono già riverberati pesantemente sul settore, messo a rischio estinzione. Ora, a urne chiuse e a verdetto elettorale consumato, la situazione per gli operatori del settore non è cambiata di una virgola e le prospettive sono rimaste inquietanti, specialmente per tutti coloro che dalla legge sono destinati alla chiusura o ad un problematico trasferimento. Le associazioni di categoria, ricorda Agipronews, nei mesi scorsi hanno chiesto con forza una modifica del testo, con l'obiettivo minimo di far ricadere nei rigori del distanziometro solo le nuove aperture e le nuove installazioni di apparecchi, salvando gli esercizi già esistenti. Fra i maggiori contendenti politici in lizza per il governo della Regione, solo il pentastellato Simone Benini si è esposto sull'argomento, facendo della conservazione della legge un leit motiv riproposto incessantemente nel corso di tutta la campagna elettorale. Chi sperava in un appoggio all'industria del gioco da parte di Lucia Borgonzoni è rimasto deluso: la candidata leghista si è guardata dal battagliare con la Giunta uscente su un tema che in passato l'ha vista schierata su posizioni marcatamente proibizioniste. In altre parole, avrebbe dovuto criticare un impianto di legge che rispecchiava in buona misura le sue convinzioni.

L'atteggiamento di Bonaccini, riporta Agipronews, è stato invece caratterizzato da caute aperture rispetto alle richieste di modifica della legge provenienti dal settore. Del resto, fu proprio lui, nella veste di presidente della Conferenza delle Regioni, uno degli sponsor più convinti dell'intesa Stato-enti locali raggiunta il 7 settembre 2017, basata su una distribuzione equilibrata dei punti di gioco sul territorio nazionale e tendente ad evitare la ghettizzazione dei punti di gioco da parte delle Regioni: "Credo che la soluzione scelta salvaguardi da un lato la libertà d’impresa, ma dall’altro tuteli maggiormente i cittadini", disse Bonaccini subito dopo la firma dell'intesa. Il 3 dicembre scorso, nel corso di una manifestazione organizzata davanti al Palazzo della Regione, gli operatori hanno chiesto al Governatore sei mesi di proroga per tutti gli esercizi destinatari di un provvedimento di chiusura. Bonaccini si è riservato di rispondere entro due settimane, ma alla scadenza dei termini concordati non ha dato alcuna risposta. Nel clima pre-elettorale sempre più acceso, l'atteggiamento interlocutorio del presidente uscente ha provocato decise prese di posizione da parte del Movimento Cinque Stelle, tanto che in vista della scadenza del 31 dicembre 2019, dopo la quale, a termini di legge, tutti i corner scommesse dovevano adeguarsi al distanziometro, ha preso corpo la voce secondo cui Bonaccini avrebbe concesso una deroga proprio in extremis. Simone Benini, via social, si chiedeva polemicamente in quei giorni se il suo avversario, «sperando che nessuno se ne accorga in periodo di feste, regalerà i botti alle lobby delle slot con una delibera per creare una proroga alla legge regionale anti-azzardo». In realtà, benché data da più parti per imminente, la deroga di Bonaccini non è arrivata e il Governatore di lì in poi non ha più fatto cenno al tema dei giochi, escludendolo di fatto dagli argomenti sensibili della sua campagna elettorale.

La legge 5/2013, che disciplina i giochi in Emilia-Romagna, è la più complessa e articolata fra i testi regionali che si occupano del settore. In sintesi, ricorda Agipronews, vieta l'esercizio di sale da gioco e scommesse (anche corner), nonché l'installazione di apparecchi di gioco entro 500 metri da una lunga serie di luoghi sensibili (istituti scolastici, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture sanitarie, oratori, ecc). La norma si applica espressamente alle nuove aperture e alle nuove installazioni. Per quanto riguarda le attività già sul territorio e non in regola con il regime delle distanze, i Comuni sono tenuti a fare due tipi di comunicazione: ai titolari di sale giochi e scommesse devono comunicare l'adozione entro sei mesi dei provvedimenti di chiusura, dopo di che ogni Comune può autonomamente disporre un'ulteriore proroga di sei mesi; ai titolari degli esercizi pubblici che ospitano slot, le amministrazioni locali devono inviare il divieto di installazione di nuovi apparecchi e il divieto di rinnovo dei contratti di utilizzo alla loro scadenza. Una particolare disciplina è prevista per i corner scommesse che, secondo la legge, non possono più operare "oltre la scadenza dei contratti di concessione in essere e comunque, comprese le eventuali proroghe, non oltre il 31 dicembre 2019".

Sulla situazione del settore giochi in Emilia-Romagna ha fatto luce uno studio realizzato dalla Cgia di Mestre su incarico dell'associazione Astro. Secondo la ricerca, la piena applicazione della legge regionale, unita ai continui aumenti di tassazione, genererà la perdita di circa 3700 posti di lavoro, sui 5200 attualmente occupati nell'ambito del comparto Awp-Vlt. Nessun dubbio, da parte dell'istituto di ricerca, sugli effetti espulsivi della normativa. Stando alle mappature comunali, a Bologna il 98% dei 358 esercizi pubblici che ospitano apparecchi è a meno di 500 metri dai 766 luoghi sensibili (scuole, impianti sportivi, luoghi di culto, strutture sanitarie, ecc.). Quindi, a termini di legge, circa 350 esercizi, tra bar, tabacchi e circoli privati, dovranno dismettere le slot alla scadenza dei contratti di concessione. Quanto alle sale dedicate, informa Agipronews, 46 su 50 sono fuori legge. Di queste, 17 hanno tentato la strada della delocalizzazione, cioè la riapertura in zone permesse. Non dissimile la situazione negli altri comuni: secondo la Cgia, "estendendo all’intera Regione le evidenze riscontrate nei principali comuni si può ipotizzare che la piena realizzazione del distanziometro determinerà una riduzione dell’80% degli esercizi generalisti e del 60% delle sale dedicate". Quanto al gettito fiscale, il taglio dovrebbe aggirarsi sui 502 milioni annui, dei quali 445 del Preu, 24 di canone concessorio e 34 delle altre imposte derivanti dal settore.

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I provvedimenti di chiusura nei confronti delle attività non in regola con il distanziometro possono generare un vastissimo contenzioso. Questa la previsione dell'avvocato Filippo Boccioletti, consulente legale Astro per la Regione Emilia Romagna. "Ciò aprirebbe il campo a risarcimenti probabilmente milionari a carico della pubblica amministrazione, considerando che si tratta di attività in precedenza autorizzate dallo Stato e che in molti casi non hanno “fisicamente” la possibilità di spostarsi". L'avvocato, riporta Agipronews, ha segnalato anche "un recente orientamento, seppure cautelare, che considera vigente l’intesa Stato-Regioni, che prevede espressamente la salvaguardia delle attività del gioco in essere". Elementi che, conclude il legale di Astro, "dovrebbero imporre maggior cautela da parte dei Comuni nel procedere all’apposizione di sigilli alle sale".

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