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Quote rosa nei cda delle società pubbliche e private, una mozione

Arrivare a una rapida e concreta applicazione della Legge sulle "quote rosa" nei consigli di amministrazione): è l'obiettivo esplicito della risoluzione approvata all'unanimità dall'Assemblea legislativa regionale

Arrivare a una rapida e concreta applicazione della Legge 120/2011 (la cosiddetta legge sulle “quote rosa” nei consigli di amministrazione): è l’obiettivo esplicito della risoluzione approvata all’unanimità dall’Assemblea legislativa regionale, al termine della sessione dedicata alla promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini. La risoluzione – prima firmataria la presidente della commissione Parità, Roberta Mori – è stata votata dai consiglieri Pd, Pdl, Lega, Sel-verdi, M5stelle, Fds, Udc.

Roberta Mori ha illustrato il contenuto del documento, formulato su mandato della commissione che presiede, per sollecitare il Governo a provvedere all’emanazione del regolamento attuativo dalla citata Legge 120 - che si propone di garantire parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in Borsa (nonché delle società controllate da pubbliche amministrazioni -, e la Giunta regionale a dare piena attuazione a tale disciplina, anche attraverso azioni di monitoraggio, verifica e istituzione di “albi delle competenze”.

Secondo le statistiche della Commissione europea, l’Italia è al ventinovesimo posto (su trentatre Paesi censiti) per numero di donne presenti nei cda delle società quotate in Borsa; nelle 272 società quotate sul mercato italiano, la presenza femminile nei consigli di amministrazione è pari al 6,9% del totale dei componenti (194 donne su 2.837 consiglieri di amministrazione), mentre nei collegi sindacali si contano 140 donne a fronte di 1.289 uomini. Anche l’Emilia-Romagna, sta scritto nella risoluzione, “presenta una situazione inadeguata rispetto agli standard di rappresentanza”.

La Legge 120 stabilisce che, qualora la composizione del consiglio di amministrazione risultante dall’elezione non rispetti il criterio di riparto, la Consob diffidi la società interessata affinché si adegui a tale criterio entro il termine massimo di quattro mesi dalla diffida; in caso di inottemperanza, la Consob dovrebbe applicare una sanzione amministrativa pecuniaria, e fissare un nuovo termine di tre mesi per adempiere; in caso di ulteriore inottemperanza a tale nuova diffida, i componenti eletti decadono dalla carica. Le disposizioni avrebbero dovuto applicarsi a decorrere dal primo rinnovo degli organi di amministrazione e degli organi di controllo delle società quotate in mercati regolamentati successivo ad un anno dalla data di entrata in vigore della legge stessa, ossia a partire dal 28 luglio 2012.

Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge, doveva essere adottato un regolamento governativo che stabilisse termini e modalità di attuazione della norma per quanto riguarda le società pubbliche: questo provvedimento non è stato ancora emanato. Perciò, la risoluzione approvata oggi dall’Assemblea sollecita il ministero dell’Economia a provvedere all’emanazione del regolamento di attuazione e impegna la Giunta “a sollecitare a sua volta la piena attuazione di tale disciplina, promuovendo un’azione di monitoraggio rispetto alle società pubbliche interessate dall’applicazione della predetta legge n. 120 in ambito regionale, al fine di verificarne il livello di adeguamento alle disposizioni della stessa”. Si chiede, inoltre, alla Giunta di “promuovere un’azione di sensibilizzazione attiva in merito, favorendo il raggiungimento degli obiettivi della legge sul territorio regionale, anche attraverso l’istituzione di albi di competenze”.

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