Obiezione di coscienza fiscale, un riminese sfida la giustizia

Obiezione di coscienza anche nel pagamento delle tasse. E' la provocatoria azione di Andrea Mazzi, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini

Obiezione di coscienza anche nel pagamento delle tasse. E' la provocatoria azione di Andrea Mazzi, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini. Mazzi, in altre parole, per dire 'no' alle spese militari e ai costi pubblici sostenuti per l'aborto ha intrapreso la strada del rifiuto all'obbligo di pagare le tasse, rischiando anche il fermo del suo veicolo.

Tuttavia non è andata bene all'attività pacifista: la Commissione tributaria di I grado di Modena ha respinto il ricorso sull'obiezione fiscale alle spese militari e per l'aborto. A renderlo noto è la stessa comunità Papa Giovanni XXIII, con una nota. "La Commissione ha respinto il ricorso, non ha dunque rinviato gli atti alla Corte di Giustizia Europea come chiesto dall'obiettore, non riconoscendo il diritto all'obiezione di coscienza fiscale quando i soldi versati vadano a finanziare attività ritenute gravemente ingiuste dalla libera coscienza del contribuente”.

Tuttavia la sentenza – illustra sempre la Comunità Papa Giovanni XXIII – non sminuisce il valore simbolico dell'azione intrapresa dall'attivista Mazzi. La sentenza entrerebbe nel merito e dedica attenzione alle questioni poste dal ricorrente, pur censurandole. Mazzi ora sta valutando se presentare appello in Commissione tributaria di II grado contro questa sentenza. Anche la stessa Equitalia, riconoscendo il valore morale di questa campagna, alcuni mesi fa ha sospeso un nuovo fermo amministrativo verso l'automobile di Mazzi, che aveva inizialmente minacciato.

Non si dà per vinta la Papa Giovanni XXIII: “Per rilanciare questa campagna, da quest'anno abbiamo iniziato a proporre, per quanto riguarda le spese abortive, la modalità di obiezione tramite il mancato pagamento di una quota del bollo auto".

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