Rimini anticipa la Fornero, stop alle donne-oggetto nelle pubblicità

Stop all'utilizzo, spesso inopportuno, del corpo delle donne a scopi pubblicitari. Il comune di Rimini ha detto basta attraverso un protocollo d'intesa con pubblicitari, agenti di comunicazione e mass media, anticipando i provvedimenti annunciati da Elsa Fornero

Stop all'utilizzo, spesso inopportuno, del corpo delle donne a scopi pubblicitari. In troppe pubblicità si vedono forme seminude di donna utilizzate per sponsorizzare cose totalmente prive di un legame, dal copertone all'accessorio di un'auto, dai profumi agli alcolici fino addirittura a siliconi per il “fai da te”. Il comune di Rimini ha detto basta attraverso un protocollo d'intesa con pubblicitari, agenti di comunicazione e mass media, anticipando i provvedimenti annunciati da Elsa Fornero.

La ministra del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità ha, infatti, puntualizzato le future politiche ministeriali che intende intraprendere per contrastare la violenza sulle donne. Nell'elenco c'è anche quello di regolamentare l'uso di immagini sessiste nelle pubblicità in cui il corpo della donna viene spesso utilizzato meramente per “attizzare” le fantasie maschili. Il problema era già stato affrontato nel 2008 dal Parlamento Europeo che aveva sollecitato i paesi europei  a “intensificare gli sforzi per il rispetto della dignità umana nella pubblicità”.

Il Comune di Rimini ha anticipato quindi per primo la normativa nazionale promessa dalla Fornero, provvedendo a trovare, grazie alla delibera voluta dall'assessore alle pari opportunità di Rimini, Nadia Rossi, il giusto codice di autoregolamentazione suggerito dall’Unione Europea. Si chiama “protocollo d’intesa per l’attività di sensibilizzazione sulla parità e non discriminazione tra i generi nell’ambito della pubblicità”, sottoscritto tra l'amministrazione e i soggetti locali chi si occupano di pubblicità. Nell'elenco dei primi fautori ci sono Colpo d’occhio, Edita, Expansion, Newdada, Relè, Confraternita Santa Maria Ausiliatrice, Comunità Aperta, Iniziative Editoriali, Multimedia Editoriale, Ondalibera, Cooperativa editoriale giornali associati, Gambarini e Muti. Basta quindi all'utilizzo di immagini-stereotipo che vedono corpi femminili strumentalizzati in modo provocatorio o che possano rappresentare offese sessiste e di violenza manifestata o incitata sulle donne. Gli amministratori e i cittadini potranno segnalare le comunicazioni commerciali ritenute lesive della dignità dei generi all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria di Milano, un organismo privato che può vincolare giuridicamente le aziende ritenute colpevoli.
 

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