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Guerra ai dehors, nel mirino della Soprintendenza tende e verande dei locali

Il consigliere comunale Filippo Zilli: "Così si mettono in ginocchio bar e ristoranti, serve chiarezza"

I dehors dei locali tornano nel mirino della Soprintendenza di Ravenna, che ha competenza sugli interventi nel centro storico di Rimini. E tra i commercianti la preoccupazione si sta facendo sempre più forte. Il punto centrale è che per la Soprintendenza alcune installazioni sono troppo invasive e ha messo a punto una linea più dura.

Il regolamento del Comune in tema dehors ne stabilisce caratteristiche, materiali, coperture e periodo in cui installarli, che può essere da novembre a febbraio. La Soprintendeza interviene due aspetti in particolare: di sostanza e di durata. Rispetto al periodo ritiene non vadano montati per più di otto mesi, ovvero solo da marzo a ottobre, escludendo così l'inverno e obbligando i gestori a montare e smontare le strutture. Altro punto spinoso è quello che riguarda le strutture, perché secondo l'organo ministeriale alcuni dehors si sarebbero trasformati in veri e proprio ampliamenti dei locali. Molti esercenti si sono già visti negare i rinnovi e la tensione sale tra gli altri gestori che, alla scadenza dei permessi, dovranno rispettare la volontà della Soprintendenza.

L'attaco

Sulla questione interviene il consigliere comunale Filippo Zilli che precisa come la problematica interessi il cuore della città: piazza Cavour, piazza Tre Martiri, piazza San Bernardino, borgo San Giuliano, borgo Sant’Andrea, borgo San Giovanni, corso d’Augusto, Vecchia Pescheria e non solo. "Il mancato rinnovo dei dehors metterà definitivamente in ginocchio un comparto economico, quello dei bar e ristoranti, che oggi fa da padrone in centro storico. Alla crisi delle botteghe aggiungeremo quella dei pubblici esercizi, e cosi verrà completata la desertificazione della città. Un’insensata guerra da parte della soprintendenza che non tiene conto delle conseguenze negative che si abbatteranno sul territorio".

Zilli inquadra alcune ripercussioni, "Un minor spazio ad uso delle attività, ed a servizio di cittadini e turisti, si tramuta inevitabilmente in minor assunzioni. Centinaia di lavoratori a casa senza stipendio. Pensiamo agli introiti che l'ente comunale incassa dal canone Cosao: parliamo di centinaia di migliaia di euro in meno ogni anno per l'ente comunale. Soldi che vengono utilizzati spesso e volentieri per il miglioramento di quegli stessi luoghi. Pensiamo ai servizi dedicati a turisti e residenti: bar e ristoranti hanno cambiato il volto alle nostre città, trasformandole in luoghi di passaggio a luoghi dove stazionare. Prendere un aperitivo o mangiare un boccone potendo ammirare i nostri palazzi, monumenti ed opere dovrebbe essere considerato un valore aggiunto, e non una lesa maestà. Sono già tante le attività che, in virtù di questo nuova scure, stanno pensando di cedere l'azienda, non trovando più convenienza economica nel proseguire zoppi. Gli imprenditori vogliono chiarezza e certezze ma soprattutto vogliono poter lavorare".


 

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