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Migliora la situazione nel carcere dei "Casetti" ma resta il problema del sovraffollamento

La Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, nella amttinata di venerdì ha visitato la casa circondariale riminese dove sono rinchiusi 166 detenuti di cui 79 stranieri, di 20 nazionalità diverse

Insieme alla direttrice Palma Mercurio e alla comandante della Polizia penitenziaria Rosangela Varcasia, la Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, accompagnata da personale del suo ufficio, ha potuto constatare un miglioramento delle condizioni strutturali e igieniche del carcere di Rimini, rispetto ai precedenti sopralluoghi: un certo tasso di sovraffollamento resta innegabile, anche a causa di spazi detentivi non utilizzati (sono in corso lavori di ristrutturazione della II e della VI sezione), compensato in parte dall’apertura delle celle. Alla data del 23 gennaio, nella casa circondariale di Rimini, risultano essere presenti 166 detenuti (di cui 79 stranieri, di 20 nazionalità diverse); 63 i condannati in via definitiva; 77 in attesa della sentenza di primo grado; 11 in custodia attenuata; 6 in semilibertà. Come segnalato nell’ultimo rapporto semestrale dell’Ausl di Rimini (5 dicembre 2013), vi è stato un deciso miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nella I sezione, con muri tinteggiati, lavori di ristrutturazione del solaio (tuttora in essere), e diminuzione dell’affollamento nelle relative celle. Sono in via di ultimazione i lavori nella II sezione, la cui ristrutturazione permetterà di recuperare circa 30 posti; così anche per i lavori della VI sezione, in cui verranno collocati (7 posti) i transessuali, nell’ambito della piena realizzazione del circuito penitenziario regionale.

Risulta sotto-utilizzatala la sezione Andromeda a custodia attenuata, in cui vengono collocati i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, selezionati dalla direzione e dell’Ausl, in attesa dell’accesso a misure alternative alla detenzione con finalità terapeutiche. In riferimento all’applicazione delle indicazioni contenute nella nota del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria – “Umanizzazione della pena” – del 25 luglio 2013, risulta già ampiamente operativa l’apertura delle celle, in alcune sezioni fino a 9 ore al giorno. Per una serie di oggettive impossibilità - legate tanto alla carenza di spazi detentivi quanto anche al sottodimensionamento del numero del personale della polizia penitenziaria - altre indicazioni rischiano di restare inapplicate: in particolare, a causa dell’esiguità degli spazi detentivi a disposizione, non si riesce sempre a garantire la separazione degli imputati dai condannati in via definitiva, che talvolta risultano allocati nei medesimi ambienti detentivi; in secondo luogo, non è istituita una sezione per detenuti dimittendi.

Nel corso del sopralluogo, la Garante ha avuto modo di effettuare numerosi colloqui individuali. È emersa la segnalazione di varie, specifiche criticità: per quanto riguarda i detenuti tossicodipendenti, viene denunciata una difficoltà di comunicazione con il servizio tossicodipendenze interno; per quanto riguarda i rapporti con il magistrato di sorveglianza, si lamentano lunghi tempi di attesa per le risposte e per la fissazione delle camere di consiglio per la concessione delle misure alternative. Al termine della visita, la Garante Desi Bruno ha avuto un momento di confronto con il responsabile dell’area trattamentale, Vincenzo Di Pardo.

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