Il nuovo progetto della Diocesi per aiutare migliaia di poveri: "Numeri preoccupanti dopo la pandemia"

La Diocesi di Rimini presenta il "Piano Marvelli", il vescovo Lambiasi: "Partiamo con un fondo di 300mila euro per sostenere chi vive disagi e difficoltà"

Da sinistra: Paola Bonadonna, Elisabetta Manuzzi, Mario Galasso e Antonella Mancuso

Il coronavirus sta lasciando dietro di sé vere e proprie macerie con migliaia di vittime, ferite nei cuori delle persone che hanno perso i loro cari, ma non solo. Oltre a mettere a dura prova il sistema sanitario, la pandemia ha scosso alle radici il tessuto sociale, uno "tsunami" a livello economico che continua a generare nuovi poveri e una grande solitudine. La fotografia scattata dalla Diocesi di Rimini e dalle Caritas è ancora molto buia, nonostante il grande lavoro e l'impegno dei volontari. Cosa fare, quindi, per rinforzare un sistema che accolga e aiuti le persone più fragili? La risposta della Diocesi di Rimini si chiama "Piano Marvelli", un progetto per la ricostruzione post lockdown a sostegno delle famiglie più fragili. Il "piano" parte con investimento di 300 mila euro da parte della Cei, a cui la Diocesi auspica facciano seguito altre donazioni, ma può anche contare su un'altra forza, rappresentata dal Fondo per il Lavoro, che nacque per contrastare le conseguenze della crisi del 2008.

Più che una ripartenza la diocesi vede questo progetto e questo momento come una rinascita e, in occasione della sua presentazione, il vescovo Francesco Lambiasi ha richiamato a una riflessione per il presente e il futuro: "Guai a noi se diciamo che ce la faremo e che andrà tutto bene se non cambieremo nulla rispetto al passato, se non sapremo saldare la catena delle generazioni. Siamo chiamati a ricostruire e dobbiamo farlo come rete. Non possiamo accontentarci di una ripartenza. È stata una grossa scossa, non possiamo ridurla solo ad aspetti economici, pure fondamentali".

Il piano comprende anche le parrocchie della provincia di Forlì-Cesena che rientrano nella Diocesi di Rimini e che si trovano a San Mauro, Savignano, Roncofreddo, Borghi e Sogliano.

I 3 pilastri del Piano Marvelli

Il piano è intitolato al beato riminese che nel dopoguerra impegnò per la ricostruzione della sua comunità, mettendo in rete varie realtà che la compongono. E, oggi, sulla scia di quell'esempio, la Diocesi riparte dopo l'emergenza sanitaria mettendo in rete in modo ancora più saldo le sue 54 caritas parrocchiali per assistere le persone in difficoltà economica. Il "piano" si fonda su tre parole chiave: accogliere, accompagnare e integrare. Accogliere le persone, accompagnarle nell'individuazione di percorsi di riscatto e autonomia e integrarle nella comunità, con un'attenzione particolare nell'aiutare a costruire relazioni e a generare speranza.

Le 4 aree di intervento

Il piano si muove su 4 diverse aree di intervento: emergenza lavoro, su cui interverrà il Fondo per il Lavoro, emergenza economica per cui si attiverà l’associazione Famiglie Insieme con il microdredito. Infine, i temi della vicinanza e dell’accompagnamento delle persone sole e fragili, e quello della formazione e della comunicazione. Anche per questo sarà fondamentale il ruolo delle 54 Caritas parrocchiali per intercettare le persone nei territori e i loro bisogni, dal pagare le bollette al mettere il cibo in tavola. Bisogni antichi e nuovi che dopo il lockdown investono la comunità riminese, una comunità cambiata anche nelle sue esigenze. Come sottolinea Maria Galasso, direttore della Caritas: “Le 130-150 persone che durante il periodo del lockdown venivano a ritirare il pasto da noi stanno continuando a venire. A preoccupare molto sono i numeri che cambiano ancora. Infatti, delle circa 250 persone passate a ritirare il pasto nelle ultime due settimane, ce ne sono 120 con domicilio a Rimini che a noi erano completamente sconosciute. Sono nuovi poveri, probabilmente sono solo la punta di un iceberg. E' una situazione che percepiamo e ci fa tremare i polsi. A livello nazionale la media delle persone che chiedono aiuto alle caritas è più che raddoppiata".

Volontari e tutor

Al fianco dei volontari nelle parrocchie ci saranno anche tre operatori Caritas referenti per le varie aree: Antonella Mancuso per il distretto Rimini sud, Elisabetta Manuzzi  per l’area dei comuni del Rubicone, Paola Bonadonna, per il distretto Rimini nord. Le situazioni più complesse saranno prese in carico dal Piano, tramite anche il vaglio di un comitato tecnico. Inoltre, è stato creato un comitato di dieci garanti, che vede al suo interno anche il prefetto di Rimini, il presidente del Tribunale di Forlì Rossella Talia, gli imprenditori Maurizio Focchi e Paolo Maggioli e i rappresentanti dei comuni di Rimini e Riccione, per i due distretti, e un referente dell’unione dei comuni del Rubicone.

Organizzazione e aspettative

"Ogni Caritas, lungi dal delegare alla Caritas Diocesana, ha la possibilità e il compito di  continuare ad intercettare risorse economiche che implementeranno lo stesso Piano Marvelli - ha sottolineato Galasso - Nel dialogo diretto del Referente con ogni Caritas, verranno valutate le reali esigenze anche in base al numero delle persone residenti nelle parrocchie, alle persone in carico alla Caritas e ad eventuali progetti in corso. Entro giugno saranno organizzati incontri nelle tre aree, rivolti a parroci e operatori Caritas, per illustrare le linee di indirizzo e operative.

E Cosa si attende la Diocesi da questa importante iniziativa? Quattro frutti, secondo il Vicario generale, don Maurizio Fabbri. Primo: “Dare concretezza alla parola carità, troppo spesso ridotta ad elemosina o sussidio. È invece la prossimità quotidiana, in cui l’altro ci interessa e per il quale sono disposto a mettermi in gioco”. Secondo: “Rigenerare le 54 Caritas parrocchiali, che siano di vero stimolo nelle rispettive comunità, un compito educativo e pedagogico”. Terzo: “Il ‘Piano’ sia un’opportunità offerta a tanti giovani, i quali debitamente stimolati rispondono con passione, come testimoniano le tante esperienze positive vissute sul territorio durante il lockdown”. Da ultimo, “insegni a fare rete. Il Piano non può essere una risposta a tutti i bisogni, ma può provocare ed essere positivo stimolo anche per altre realtà, enti, associazioni, istituzioni, amministrazioni”.

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