Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Omicidio Mannina-Nusdorfi: pesanti le richiesta di condanna del Pm

Due ergastoli e una condanna a 30 anni di reclusione per il trio che mise a segno il duplice omicidio. Dritan Demiraj e Sadik Dine parlano alla corte

Si è conclusa con una serie di pesanti richieste di condanna la requisitoria del pubblico ministero Stefano Celli, durata oltre 3 ore, nei confronti di Dirtan Demiraj, Monica Sanchi e Sadik Dine accusati a vario titolo del duplice omicidio di Silvio Mannina e Lidia Nusdorfi. La ragazza venne freddata con una serie di coltellate nella stazione di Mozzate, in provincia di Como, dopo che il giorno prima il fornaio albanese aveva ucciso Mannina ritrovato cadavere nella palude del lago Azzurro a Santarcangelo. Demiraj deve rispondere delle accuse di duplice omicidio volontario aggravato, occultamento di cadavere, violenza privata, rapina, porto abusivo di coltello. Per il 29enne fornaio albanese, la richiesta è stata dell'ergastolo con l'isolamento diurno per due anni; eragstolo anche per Sadik Dine, zio di Demiraj, con l'isolamento diurno per 6 mesi; 22 anni per Monica Sanchi, per l'omicidio di Silvio Mannina, più altri 8 per la complicità nell'omicidio di Lidia Nusdorfi. Già condannato a 15 anni di reclusione dal Tribunale dei Minori il quarto complice, un 17enne albanese.

Al termine della requisitoria, sia Dritan Demiraj che Sadik Dine hanno voluto rendere delle spontanee dichiarazioni alla corte. "Chiedo scusa per non aver parlato prima e per aver mentito in passato - ha esordito Dine. - Il 28 febbraio del 2014, giorno dell'omicidio di Silvio Mannina, io non ero presente al fatto. Quella sera venne da me Monica Sanchi dicendomi che mio nipote mi voleva vedere e mi ha accompagnato da lui. Quando sono entrato nel suo appartamento, in camera da letto ho visto Dritan e, sul letto, un corpo coperto. Mi ha detto che era l'amante di Lidia e che lo aveva ucciso e, mio nipote, mi ha chiesto di aiutarlo a portare via il cadavere. L'ho dovuto aiutare perchè, per me, è come un figlio e, in Italia, ha solo me come parente. Non sapevo che, il giorno dopo, sarebbe andato a Mozzate da Lidia. Se avessi saputo che aveva in mente di uccidere quello che era il suo amore lo avrei fermato. Io l'ho solo aiutato a portare il cadavere di Mannina nel lago della cava e non posso pagare per lui che ha sbagliato. Adesso chiedo solo di poter ritornare dalla mia famiglia".

"Ho sbagliato e le scuse non bastano - ha poi aggiunto Demiraj prendendo la parola davanti alla Corte d'Assise. - Ho sbagliato nei confronti dei genitori di Silvio Mannina e nei confronti dei miei figli. Sono un uomo e, quindi, sbaglio. Sono cresciuto in una famiglia albanese molto rigida e, i miei genitori, non si sono mai traditi. Per me Lidia era la donna più bella che avessi mai visto, mi ricordava mia mamma, ma lei mi ha tradito. Ero geloso e possessivo e, se mi sentivo ferito, perdevo il controllo e diventavo aggressivo. Ho tentato in tutti i modi di salvare la nostra famiglia e i nostri figli ma a lei non bastava. Quando mi ha confessato di essere andata a letto con mio cugino, in Albania, sono impazzito. Mi ha tradito e umiliato e, lei stessa, mi diceva che la dovevo uccidere. Quando ha confessato quello che era successo, ha preso un coltello e mi ha pregato di piantarglielo nel petto. Io non l'ho fatto e, nonostante l'umiliazione, ho cercato di salvare la relazione ma lei se n'è andata abbandonando me e i nostri figli. Non sapevo più come fare per rintracciarla e, i bambini, continuavano a chiedermi dove fosse finita la loro mamma. Ho conosciuto Monica Sanchi e, con lei, ho avuto una breve relazione. E' stato con il suo aiuto che ho rintracciato su Facebook Silvio Mannina e ho scoperto che era amico di Lidia. Silvio lo abbiamo portato a casa mia per fargli paura e convincerlo a rivelarmi dove si trovasse Lidia ma ho visto i video nel suo cellulare, mentre faceva sesso con lei. Faccio fatica a ricordare cosa è successo. Ho poi chiesto a Monica di andare da mio zio per avere un aiuto a portare il corpo nel lago. Mi dispiace per Silvio, luo non c'entrava nulla e ha pagato per Lidia. Lei l'ho vista nella stazione di Mozzate e, oramai, per me era una ossessione ma ho sbagliato. Lei non voleva me e i nostri figli ma solo Silvio. Mi vergono per quello che ho fatto".

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