Salvataggio, la protesta dei bagnini: "Le spese vanno divise con mosconai e chioschisti"

Mauro Vanni, presidente della cooperativa di Rimini: "Le altre categorie ne traggono benefici, devono contribuire anche agli oneri"

La protesta dei titolari dei stabilimenti balneari sulla questione "salvataggio" arriva al Tar con un ricorso contro l'ordinanza balneare del Comune, che deriva da quella regionale. A mettere nero su bianco è la Cooperativa operatori spiaggia. In sostanza i gestori dei bagni dicono "basta" a pagare da soli il servizio di salvataggio. E chiedono il contributo anche della altre categorie. "I bagnanti non sono clienti esclusivi dei bagnini, traggono beneficio anche chioschisti e mosconai - afferma Mauro Vanni, presidente Cooperativa Rimini - Non ce l'abbiamo con nessuno, ma me facciamo una questione di principio, oltre che economica. Non è giusto che la spesa sia sulle spalle di una sola categoria. Diciamo solo di dividere la spesa in maniera proporzionale. Nella maggior parte dei casi in Italia lo stabilimento è composto da bagnino, mosconaio e barista, e la concessione è unica. Per la provincia riminese il discorso è diverso, le concessioni sono frazionate, quindi alle spese del servizio devono partecipare tutti: chioschisti, mosconai, centri nautici". E da qui nasce il ricorso al Tar: "E' il secondo anno che lo ripetiamo. La Regione ci ha già dato ragione, ma lo scorso anno i tempi si sono allungati e ci ritroviamo di nuovo ad aprire noi i portafogli".

La richiesta

La richiesta fatta ai giudici regionali è di annullare il provvedimento che obbliga che il servizio di salvataggio sia «predisposto da tutti i titolari di concessione demaniale marittima con finalità turistico ricreativa in connessione con la fruizione dell’arenile». Intanto l'amministrazione comunale sta facendo chiarezza con la Regione.

Le spese

Vanni spiega infatti che i costi di gestione delle attività sono molto alti "e la crisi di certo non aiuta, c'è una concorrenza sempre più forte. Ci sono spiagge in periferia che hanno costi alti e faticano a lavorare. E' una questione di giustizia, questi costi vanno presi in considerazione. Non sta a me decidere il quantum, ma l'esonero totale non va più bene". Per attivare una torretta, che copre 150 metri di arenile, circa 3 concessioni, continua Vanni, "si spendono 17mila euro. A questa cifra si devono aggiungere altre spese e si arriva a oltre 21mila euro. Solo lo stipendio del bagnino è intorno agli ottomila euro a stagione, lavora dall'ultimo weekend di maggio al secondo di settembre. A seconda della grandezza dello stabilimento la cifra cambia, nel mio caso, al bagno 62 di Rimini, spendo circa 11mila euro. Sono cifre che vanno divise equamente, non ce la facciamo più da soli".

 

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