Scoperta la truffa dei falsi bidelli, in 30 provenivano da un'istituto scolastico fantasma

Tra le province di Rimini e Forlì-Cesena otto persone sono state denunciate per false dichiarazioni, un fenomeno diffuso anche in Toscana e Liguria

Una maxi truffa ai danni degli istituti scolastici di mezza Italia è stata scoperta dagli inquirenti che, con l'inizio dell'anno scolastico, hanno fatto emergere un giro di falsi bidelli. Sono 3 i casi scoperti nella provincia di Rimini e altri 7 in quella di Forlì-Cesena mentre, tra Toscana e Liguria, un'altra ventina di casi sono finiti sui tavoli delle varie Procure della Repubblica. A far scoprire le false dichiarazioni presentate dal personale Ata è stata la puntigliosità di alcuni presidi che hanno iniziato a indagare sulla provenienza dei neo assunti. In provincia di Rimini è partito tutto dalla denuncia presentata dal dirigente scolastico di un'istituto di Riccione che, trovandosi nella necessità di assumere un bidello, ha iniziato a spulciare tra le graduatorie della Fascia 3 del personale Ata fino ad imbattersi in un 26enne della provincia di Caserta.

Nella domanda di assunzione, il giovane aveva dichiarato di aver lavorato negli ultimi anni in un istituto parificato della provincia di Salerno. Il preside, come da prassi, ha verificato i dati scritti nel curriculum scoprendo che la scuola di provenienza era completamente inesistente e, l'istituto, in realtà si trovava nella provincia di Caserta e del passaggio come bidello del 26enne non vi era alcuna traccia. Oltre a vedersi arrivare la lettera di licenziamento, per il giovane è scattata anche la denuncia per false dichiarazioni.

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Ulteriori approfondimenti, però, hanno permesso di scoprire che, nella sola provincia di Rimini, altre due scuole si erano imbattute in domande di assunzione per la Fascia 3 del personale Ata con bidelli che dichiaravano di aver lavorato tutti per il fantomatico istituto di Salerno. Allargando le ricerche, un'altra denuncia era arrivata da una scuola di Sogliano e altre 4 da Cesena mentre, tra Toscana e Liguria, sono un'altra ventina i casi simili per i quali indagano i carabinieri di Caserta.

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