Si intasca i soldi del risarcimento per la morte di un ragazzino, avvocato denunciato

Il legale non avrebbe versato alla famiglia della vittima parte del denaro arrivato dalla compagnia di assicurazione

E' accusato di approrpiazione indebita, falso e infedele patrocinio un avvocato riminese che, secondo quanto dichiarato dalla famiglia della vittima, si sarebbe il risarcimento di un incidente stradale nel quale ha perso la vita un 20enne. L'inizio della vicenda risale a 16 anni fa quando, nel 1999, il giovane rimane coinvolto in un sinistro mortale mentre viaggiava in sella al suo scooter. Come da prassi, intervennero le compagnie di assicurazione e, per tutelare i suoi interessi, la famiglia della vittima si rivolge al legale del Foro di Rimini. Dopo qualche tempo, dalla compagnia di assicurazione arriva un primo acconto di 180 milioni di vecchie lire e l'avvocato, dopo aver dedotto la sua percentuale, versa il restante ai clienti.

Nel frattempo, però, era partita anche la causa civile e alla sentenza di primo grado i congiunti del 20enne scoprono che il primo acconto dell'assicurazione non era 180 milioni ma 209. Chiedendo spiegazioni all'avvocato sulla differenza, il legale spiega loro che quei 29 milioni erano stati utilizzati per spese legali e processuali. Fidandosi della spiegazione, la famiglia del ragazzo non si interessa più della cosa anche perchè la compagnia di assicurazione presenta appello alla sentenza.

Passano altri anni e, per la lentezza della Giustizia, a un certo punto i familiari del 20enne decidono di rivolgersi direttamente all'assicurazione per arrivare a chiudere in via stragiudiziale la vicenda. Ed è a questo punto che scoprono tutta la verità: per la compagnia che deve risarcire il danno, la pratica è oramai chiusa dal momento che hanno versato altri 190mila euro. Ma di quei soldi, i famigliari della vittima non sanno nulla nonostante venga mostrato loro il foglio della quietanza con le loro firme.

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Capendo di essere stati raggirati dal loro stesso avvocato, i parenti del 20enne si rivolgono a un secondo legale che , contattando il collega, lo mette alle strette. Non potendo negare l'evidenza, promette di restituire il denaro sottratto e invia un assegno da 50mila euro garantendo che, il resto del maltolto, verrà versato a rate ma, da quel momento, non è mai più arrivato nulla facendo così scattare la denuncia.

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