Scoperti con 1,5 milioni di euro in banconote false e 64 chili d'oro taroccato

Banda di sinti pronta a mettere in atto su larga scala la truffa del cosiddetto Rip Deal o "affare sporco"

Colpo grosso dei carabinieri della Tenenza di Cattolica che, lo scorso 17 dicembre, hanno fermato tre individui di etnia sinti che stavano trasportando 1,5 milioni di euro in banconote contraffatte e 64 chili d'oro taroccato. Un'operazione che era partita come un normale controllo del territorio quando, intorno alle 13, i militari dell'Arma avevano notato i tre nomadi, un 29enne originario della Germania e padre e figlio di 48 e 22 anni, che entravano in un residence di Cattolica. Fermati per essere identificati, è emerso che si trattava di vecchie conoscenze delle forze dell'ordine con alle spalle numerosi reati contro il patrimonio. Vista la situazione, e le vaghe risposte date dai tre sul motivo per il quale si trovavano a Cattolica, i carabinieri hanno deciso di perquisire le stanze del residence dove alloggiavano. All'interno la prima anomalia è stata il ritrovamento di una mazzetta di banconote da 50 euro, per un totale di 4250 euro, e tre piccoli astucci contenenti un totale di 112 grammi di piccole pepite d'oro. Un vero e proprio tesoretto coi tre nomadi che, anche questa volta, hanno fornito vaghe risposte sulla provenienza.

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Nel corso della perquisizione i carabinieri hanno trovato anche la chiave di un agriturismo alle porte di Monte Colombo ed è stata decisa una perquisizione anche in quella struttura. E' stato così che gli inquirenti dell'Arma hanno potuto scoprire quello che, in apparenza, era un vero e proprio tesoro: all'interno di alcune valigie erano stipati numerosi sacchetti di plastica pieni di mazzette da 50 euro per un totale di 1,552 milioni e, in alcuni sacchi, pepite d'oro per un peso di 64 chili. Una scoperta incredibile ma, solo dopo un'attenta analisi, è emerso che si trattava di denaro abilmente contraffatto mentre le pepite erano, in realtà, pezzi di ottone. Nella stanza, inoltre, sono state rinvenuti anche apparecchi conta soldi e verificatori di banconote.

I tre sinti sono stati quindi arrestati e, al momento, gli inquirenti dell'Arma sospettano che si tratti di elementi dediti al cosiddetto Rip Deal o "affare sporco". I malviventi, millantando la prospettiva di un'operazione di cambio molto vantaggiosa, riescono a consegnare alla loro vittima del denaro falso in una valuta, ricevendo banconote autentiche in un’altra valuta. La prima parte di oro e denaro sequestrata, infatti, è risultata essere vera e gli investigatori ipotizzano che si tratti del classico "specchietto per le allodole" per ingolosire le potenziali vittime spingendole a chiudere l'"affare". L'inchiesta è seguita dal sostituto procuratore Giulia Bradanini e i nomadi, dopo l'arresto, sono stati trattenuti nel carcere dei "Casetti". Il gip, tuttavia, non ha convalidato il fermo non ritenendo il pericolo di fuga all’esito dell’udienza ha applicato nei confronti di uno dei tre la misura cautelare personale degli arresti domiciliari e nei confronti di un secondo la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, congiuntamente all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia Giudiziaria, in ogni caso, per entrambi, per il solo delitto di ricettazione dell’oro vero e delle pepite in ottone. Quanto al più giovane dei tre indagati, egli non è stato colpito da misura cautelare in quanto il gip ha escluso i gravi indizi nei suoi confronti per la ricettazione delle pepite in metallo.
 
 

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