Sale la febbre da Bitcoin, ragazzino si arricchisce "minando" la criptovaluta

Sempre più persone si fanno trascinare dalle quotazioni stellari raggiunte dalla moneta virtuale nata dalla rete

Sulla rete si fa chiamare 01antminer ma, fuori dal mondo virtuale, è un tranquillo studente riminese col pallino dell'informatica e non ancora maggiorenne. "Mi sono appassionato ai Bitcoin un paio di anni fa - racconta - quando all'epoca la valuta virtuale veniva scambiata a circa 250 dollari. Un po' per gioco e un po' per curiosità, ho provato ad entrare in questa realtà e, da allora, credo di aver guadaganto circa 35mila euro anche se, nel frattempo, ne ho anche speso una buona parte per passare alla fase successiva, ossia quella di 'minare' i Bitcoin". Luca, nome di fantasia, infatti non si è limitato a speculare sulla fluttuazione della criptovaluta ma è diventato un cercatore della moneta sparsa in ogni angolo del web. Il termine "minare" indica quel processo per cui le persone che, tramite i loro computer, sostengono il network della criptomoneta sono ricompensate del lavoro svolto. Il lavoro ha a che fare con la risoluzione di calcoli complessi che permettono di autenticare le transazioni all’interno di una rete decentrata.

Questa attività, che serve a raggiungere un consenso distribuito sulla validità delle transazioni effettuate, come se si trattasse di un gruppo sparpagliato di notai che certificano la regolarità delle procedure, viene svolta col mining, cioè con computer potenti che macinano i calcoli necessari e generano quindi i blocchi a cui si legano le transazioni, in un unico registro chiamato blockchain. Poiché tale attività ha un costo, anche solo energetico, i miners (termine con sui si indica sia la macchina adibita allo scopo sia il suo proprietario) che risolvono la chiave crittografica di una determinata transazione ricevono dei bitcoin, 25 per ognuna. Una volta si minava anche col computer di casa. Siccome però la potenza necessaria per farlo aumenta con la crescita del network, oggi non vanno più bene neanche le schede grafiche, ma servono macchine specializzate, con chip molto potenti. É nata proprio un’industria che produce dispositivi dedicati. Inoltre conviene unirsi in gruppi di minatori, le cosiddette mining pool, per mettere insieme la potenza di calcolo e dividersi le ricompense.

"Coi miei primi guadagni - riprende Luca - ho fatto realizzare un computer apposta per 'minare' i Bitcoin. A maggio del 2017 mi è costato oltre 4 Bitcoin e, in quel periodo, il loro valore era di circa 2mila dollari l'uno. Il vero problema, però, è un consumo enorme di energia elettrica in quanto, per svolvere i complessi calcoli, va al massimo della velocità 24 ore su 24. In questi mesi, però, sono riuscito a guadagnare 1,5 Bitcoin che, nel frattempo, hanno raggiunto una quotazione di circa 17mila dollari. I miei genitori non capiscono molto bene quello che faccio e, all'arrivo delle bollette dell'elettricità, in casa mia si sentono parecchie urla e, all'inizio, si erano convinti che avevo realizzato in casa una coltivazione di marijuana. La rete di miners con cui sono in contatto, attualmente, si sta spostando nei Paesi dell'est Europa dove, i costi energetici, sono più contenuti. Io, al momento, preferisco finire le superiori e, tra i miei obiettivi, c'è l'università anche se, al momento, sono indeciso se frequentarla in Italia o trasferirmi all'estero grazie al gruzzolo di Bitcoin che ho messo da parte".

Quando gli si fa notare che, però, nel mondo della valuta virtuale nulla è certo il nostro giovanissimo esperto risponde in maniera disarmante. "Molti stanno criticando questi Bitcoin - conclude Luca - sostenendo che ci sia solo una speculazione dietro ma non credo sia vero. Le mie monete virtuali le ho spese in rete ricevendo materiale informatico o, come in questi giorni, regali di Natale per i miei famigliari. Per me si tratta di denaro 'buono' e, ultimamente, tante realtà si stanno attrezzando per eseguire le transazioni in Bitcoin che, per come la vedo io, sarà sicuramente la moneta del futuro". 

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