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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
Cronaca

Ubriaco cammina sui binari della ferrovia e picchia a sangue gli agenti che cercano di salvarlo

Momenti agitati alla stazione ferroviaria di Rimini dove è stato necessario l'intervento della Polfer per evitare che l'esagitato venisse travolto da un treno

Ha rischiato di venire travolto da un treno il marocchino 29enne che, nella serata di lunedì, è stato salvato dagli agenti della Polfer che a loro volta sono stati aggrediti e picchiati dal nordafricano. L'allarme è scattato intorno alle 22.30 quando, alla stazione ferroviaria di Rimini, è stata segnalata la presenza di un uomo che stava camminando sui binari. Il personale della polizia di Stato si è precipitato sul posto trovando il giovane che, completamente ubriaco, barcollava tra le traversine ed è stato riportato sulla banchina. L'intervento delle divise non è stato gradito dal 29enne che, in preda a un delirio, ha iniziato a dare in escandescenza aggredendo gli agenti che lo avevano portato in salvo. All'improvviso il marocchino ha iniziato a dimenarsi aggredendo uno degli agenti con calci e pugni tanto da provocargli un trauma cranico. Immobilizzato e portato in camera di sicurezza, anche una volta dentro la cella lo straniero si è scatenato imbrattando le pareti con le proprie feci mentre l'agente ferito è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso da dove è stato poi dimesso con una prognosi di 15 giorni mentre l'esagitato è stato arrestato con l'accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Martedì mattina, smaltita la sbronza, il 29enne è stato identificato per un nordafricano sbarcato a Lampedusa lo scorso ottobre e poi sparito dal centro di accoglienza. Il giovane è stato quindi processato per direttissima e, difeso dall'avvocato Thomas Coppola, ha raccontato di aver avuto un biglietto ferroviario per raggiungere un centro di prima accoglienza a Cesena ma che a causa dell'alcol non sapeva più dove si trovasse. Il giudice, al termine dell'udienza, ha convalidato il fermo e condannato il 29enne a 8 mesi con la sospensione della pena (1 anno e 8 mesi la richiesta del pubblico ministero) in quanto la difesa ha dimostrato la mancanza di elemento soggettivo e imputabilità. Terminato il processo, il marocchino è stato riaccompagnato in Questura per le pratiche di rimpatrio.

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