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'Una città contro la violenza', le opinioni dei cittadini

La Commissione per le pari opportunità del Comune di Riccione ha presentato le risultanze del questionario cittadino “Una città contro la violenza” svolto nel periodo 8 marzo-31 ottobre 2011

La Commissione per le pari opportunità del Comune di Riccione ha presentato le risultanze del questionario cittadino “Una città contro la violenza” svolto nel periodo 8 marzo-31 ottobre 2011. Erano presenti Ilenia Morganti, Presidente del Consiglio comunale, Maria Grazia Tosi, Presidente della Commissione pari opportunità, Emanuela Tonini, Vicepresidente della Commissione pari opportunità, Carla Lunedei, Consulente legale dello Sportello Donna del Comune di Riccione.

Le risposte al questionario sono state elaborate da Helena Cesarotti, esperta di Statistica. “Con questa indagine, che voi cittadini avete contribuito a realizzare compilando il questionario –  afferma il presidente della Commissione pari opportunità Maria Grazia Tosi  - abbiamo focalizzato la nostra attenzione sull'aspetto della consapevolezza della gravità e dell'estensione del problema. La realizzazione di un questionario cittadino è l’ulteriore passo,  il  tassello essenziale  di un programma di lavoro che  vede  nella costruzione di una comunità consapevole, vigile e solidale, una delle risposte più avanzate possibili per contrastarlo”.

Descrizione del campione - Alle 12 domande del nostro questionario che mesi fa abbiamo collocato in appositi espositori in punti focali della città hanno risposto in 1.230 riccionesi,  maschi (39%) e femmine (60%)  Le età sono comprese tra i 13 e gli 87 anni e l’età media risultante è pari a  30 anni. Siamo di fronte, volutamente, a un campione prevalentemente giovane (61%), composto da ragazzi di età tra i 16 e 19 anni, avendo scelto di contattare il Centro Studi per rilevare direttamente il giudizio dei giovani sul fenomeno in questione. Segue  poi una quota pari al  9%  di impiegati e pensionati , quindi casalinghe, insegnanti e lavoratori  autonomi ed altre categorie  con una rappresentatività piuttosto scarsa. Nello svolgimento dell’elaborazione statistica è stata attuata anche una distinzione ulteriore per fasce di età, per meglio cogliere le differenzazioni delle opinioni espresse.

Dati emersi dalle 12 domande - La più grave forma di violenza che il campione di cittadini ha ritenuto di conoscere maggiormente è quella sessuale con una percentuale pari al 69% seguita da quella psicologica (49%), fisica (46%), stalking (20%) e molestie sul posto di lavoro (11%). In base alla suddivisione  rispetto al sesso, quello femminile ha giudicato più gravi  episodi di violenza fisica, psicologica e stalking rispetto al sesso maschile. Per l’86% del campione sono le donne le principali vittime, seguite dai bambini (le altre categorie hanno una numerosità inferiore al 15%). Sul totale delle persone che hanno scelto questi ultimi come le maggiori vittime di episodi di violenza, il 73% sono donne e il 56% uomini. Di quelle invece che hanno scelto gli stranieri come maggiori vittime il 22% è composto da uomini e il 10% da donne.

La famiglia risulta essere il luogo più frequente dove vengono perpetrate violenze per il 70%, seguito dai posti di divertimento e sport  e quelli di lavoro (rispettivamente 33% e 32%) e l’ambiente scolastico con una numerosità pari al 24%. Si evidenzia una relazione esistente tra la risposta “famiglia” e il sesso del rispondente: sono infatti le donne a sostenere che la famiglia sia il luogo più ‘pericoloso’. Il bullismo, la violenza nell’ambito scolastico, è un fenomeno conosciuto dal 57% del campione. Di rilievo, e  di non poca importanza, è che il 58% delle persone che appartengono alla fascia di età dai 16 ai 59 anni  ha assistito a episodi di violenza in ambito scolastico. Quindi studenti, ma anche professori e bidelli.

Per quanto riguarda episodi di violenza domestica, il 28% del campione dice di averne conosciuto da vicino dei casi proprio qui, nella nostra città; la risposta appartiene alla fascia di persone di età compresa dai 30 ai 59 anni.
Gli atti di violenza per il 66% del campione restano impuniti perché le vittime non denunciano per paura e vergogna, mentre per il 44% sostiene che è la giustizia italiana a non garantire la giusta pena; e per il 36% è colpa della legge italiana non protegge adeguatamente le vittime.

Rispetto al fatto che la Tv, la stampa, internet, trasmettono un’immagine non corretta della donna, incitando per questo “indirettamente” atteggiamenti violenti , il 68% pensano che sia proprio così, a differenza degli altri  che credono innocui gli attuali sistemi di divulgazione comunicativa.  Il  40% del campione sostiene che la comunicazione periodica di casi di violenza trasmessi dai mass media aiuti a far reagire le vittime, mentre il 38% sostiene che invece incrementi la violenza per emulazione;  il 36% crede che facciano riflettere maggiormente le persone e  il 21 %  che non sortiscano  alcun effetto.

Alla domanda aperta alle personali opinioni su quali siano i modi migliori per contrastare laviolenza alle donne, il 66% risponde che occorrano Leggi più severe, e per il 36% maggiori controlli da parte delle Forze dell’ordine. Per un 22% sarebbe importante conoscere bene il fenomeno per potere combatterlo, per il 18% è importante la solidarietà sociale, per un altro 18% la rieducazione dei colpevoli e per un 17% è fondamentale che esistano sul territorio servizi adeguati. La situazione appare subito molto chiara per quanto riguarda il ruolo fondamentale che ricopre la scuola nel formare i giovani alla non violenza: ben il 96% del campione  ha  ritenuto  che nelle scuole sia importante un’adeguata educazione in merito.

La reazione dei cittadini, nel qual caso venissero a conoscenza di un caso di violenza, ha registrato una intenzione  attiva nel 47%, tale percentuale cioè  afferma che denuncerebbe il presunto colpevole;  il 13% di fornire il proprio aiuto alla vittima seppur non precisando le modalità, e solo  il 9% dichiara di non agire affatto, mentre l’ 8% non saprebbe proprio come comportarsi. Tanti sono a Riccione e nella Provincia i servizi che si occupano della tutela dei diritti delle donne ed in particolare delle donne maltrattate, ma ben il 53% del campione non ne è a conoscenza, mentre il 47%  ha risposto di conoscerli . Le donne appaiono le persone maggiormente informate e consapevoli, raggiungendo un 55% contro un 33% degli uomini.

“In linea con i dati già rilevati, nazionali ed internazionali, anche a livello cittadino  il fenomeno violenza pare interessare maggiormente le donne, sia nel senso di una sua conoscenza, sia nel senso di esserne vittima – ha affermato Maria Maffia Russo, responsabile del Progetto Dafne dell’Ausl di Rimini -.  Altro dato in linea riguarda  la diffusa consapevolezza che  il fenomeno si manifesta in prevalenza  all'interno della famiglia o, comunque nelle relazioni di intimità. Questo, unito alla rilevazione della violenza nei luoghi di divertimento e sport, e dunque al tema del bullismo , pone come rilevante il bisogno di prevenzione per i giovani, anche attraverso una maggiore e più opportuna informazione. Lo stupro è la forma di  violenza maggiormente conosciuta per il 69% del campione; anche se i dati nazionali ed internazionali non confermano ciò (prevalente è la violenza fisica, poi psicologica, economica, stalking). La prevalenza del mezzo informativo dei mass media, colti dai giovani in modo più acritico, può forse spiegare queste risposte.  Occorre comunque ricordare che è più facile ricondurre lo stupro ad una forma di violenza piuttosto che il maltrattamento o altro (es.: lo schiaffo, anche se ripetuto, può per alcuni non rientrare nella definizione dei gesti violenti). Emerge una carenza/distorsione informativa  sia  della legislazione italiana e anche  della sua applicazione, soprattutto recente, in tema di violenza di genere:  sono infatti diversi i casi, anche in zona, che hanno vista riconosciuta la "giusta pena". Va da sé che le donne tendono a denunciare tanto più, quanto più conoscono e possono attivare servizi di tutela e supporto. La non conoscenza dei diversi servizi/interventi possibili ( 53% del campione )  porta ad individuare prevalentemente nella punizione/repressione, dunque nella sanzione penale , l'intervento prioritario. Tale risposta tuttavia può anche suggerire un tentativo di demandare ad altri , allontanare, il problema e la sua soluzione. mL'aspetto punitivo inoltre pone il focus sul maltrattante, mentre non viene colto il danno per la vittima e dunque il suo bisogno di supporto/cura, cui diversi servizi possono dare risposta. Nel campione maschile rappresentato, si rileva anche la tendenza ad agire, comprensiva del "fare giustizia da sé", con il possibile sottinteso rischio di usare violenza contro violenza”.
 

L’avvocata Carla Lunedei, consulente legale dello Sportello Donna, attivo presso il Comune di Riccione, approfondisce alcuni aspetti della ricerca, confrontandoli con l’esperienza del suo particolare punto di osservazione. “Risulta confermato il dato che la maggior parte delle violenze rappresentate, di tipo fisico e psicologico, si sono perpetrate all’interno della famiglia, prevalentemente da mariti e conviventi (ma anche da stretti famigliari quali padri e zii). E che spesso tali violenze non sono state e non vengono denunciate per motivi vari. E’ confermato anche un altro dato, e cioè che le persone non appaiono molto informate sull’esistenza dei vari servizi di tutela e di aiuto svolti dal nostro territorio. Coloro che hanno usufruito dello Sportello Donna, sostengono di esserne venute a conoscenza relativamente di recente, sicuramente grazie ad una sempre più capillare informazione attivata dalla Commissione Pari Opportunità, attraverso il materiale promozionale presentate nelle varie occasioni pubbliche, o grazie alle informazioni consultabili sul sito del Comune, o sugli articoli di stampa. Da qui lo sforzo che è necessario incentivare, affinchè lo Sportello Donna sia sempre più conosciuto e raggiungibile dal maggior numero di donne possibile”.
 

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