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Zona arancione sì, zona arancione no. Callà: "Troppa incertezza, non si rovini il week end dei ristoranti"

Il presidente di Fipe della provincia di Rimini: "Le anticipazioni di ogni tipo sui colori delle regioni alimentano un clima di incertezza devastante"

Per i ristoratori è diventato un vero e proprio rebus il paventato passaggio dell'Emilia-Romagna da zona Gialla ad Arancione, con il conseguente stop delle aperture dei locali almeno a mezzogiorno, e il clima di estrema incertezza preoccupa ancora di più i titolari che non sanno se fare la spesa o meno col rischio di rimanere senza derrate per gli avventori o dover buttare via il cibo. “Ormai avvicinarsi al fine settimana diventa più un incubo che un piacere. In attesa dei dati del CTS che arrivano il venerdì – dice il presidente di FIPE-Confcommercio della provincia di Rimini e consigliere nazionale, Gaetano Callà - si rincorrono anticipazioni di ogni tipo sui colori delle regioni, che non fanno altro che alimentare un clima di incertezza devastante per chi fa impresa. Se,come paventato da più parti, l’Emilia Romagna tornerà in Zona Arancione, non lo sapremoufficialmente prima di venerdì sera e non sappiamo, ad oggi, se il provvedimento partirà già dalla domenica o, come auspichiamo con forza, da lunedì. Chiediamo che, se Zona Arancione dovrà essere, che lo diventi almeno dall’inizio della prossima settimana e che si consenta così ai pubblici esercizi di non buttare a mare le prenotazioni arrivate, alle derrate alimentari acquistate e la possibilità di lavoro dei nostri dipendenti".

"La nostra richiesta di riaprire i ristoranti a pranzo anche in Zona Arancione e a cena in Zona Gialla, che aveva trovato pareri favorevoli sia all’interno del CTS e nelle parole dell’ex viceministro alla Sanità, Sileri, sia al tavolo dell’ormai ex ministro allo Sviluppo economico, Patuanelli va portata avanti e al presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, chiediamo di farsene portavoce - prosegue Callà. - I gestori dei locali sono attenti a seguire le regole dei protocolli, pensati e scritti per dare garanzie di sicurezza, e ci chiediamo a cosa siano serviti investimenti e sacrifici se l’unica risposta continuano ad essere nuove chiusure. La nostra non è solamente una richiesta, ma una esigenza per la sopravvivenza delle nostre imprese. Meritiamo più rispetto, meritiamo di potere programmare il nostro lavoro. E meritiamo anche che i contributi a fondo perduto promessi, di cui abbiamo fatto richiesta, arrivino in tempi brevissimi, al contrario di quanto sta accadendo con il Bonus Ristorazione di cui ancora 46.000 imprese in Italia non hanno visto traccia. Sul fronte dei contributi regionali, il bando appena chiuso ha visto beneficiarne circa 1.000 aziende nella provincia di Rimini, alle quali andrà un importo unitario che dovrebbe attestarsi poco sotto i 2.000 euro. Meritiamo anche che non si ripeta più una situazione tragicomica come quella delle stazioni sciistiche, che hanno saputo la sera prima di non poter riaprire. Una situazione che ci spaventa molto con l’avvicinarsi della primavera, stagione in cui sul nostro territorio si intensificano i flussi turistici e per la quale già stiamo cominciando a programmare”.

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