Abusi edilizi all'Asilo Svizzero, monta la polemica Lega-Pd

Dopo gli attacchi di Marzio Pecci, Matteo Petrucci prende le difese del Ceis: "Una della realtà che nell'immediato dopoguerra si è caricata sulle spalle un pesante fardello educativo"

Dopo gli attacchi di Marzio Pecci (Lega) sui presunti abusi edilizi dell'Asilo Svizzero, che dal dopoguerra vede le sue strutture insistere sull'area archeologica dell'anfiteatro romano, è il consigliere comunale del PD, Matteo Petrucci, a prende le difese del Ceis e sul suo trasferimento in un'altra zona di Rimini. "Prima di chiarire la mia posizione ed argomentare il mio pensiero - spiega il consigliere comunale della maggioranza - mi si permetta di evidenziare che l'Assessore Pulini è stato etichettato come “arrogante” per essere “fuggito” dalla seduta, quando invece aveva ampiamente anticipato la sua impossibilità di presenziare per tutta la durata dell'incontro. L'unica arroganza che ho notato, nelle oltre tre ore di discussione, è stata quella palesata dalla minoranza. Un eclatante esempio tra i tanti che potrei citare: l'Ing. Piacquadio interrotto spesso e bruscamente durante la sua esposizione, solo perché gli aspetti tecnici e legislativi che evidenziava non combaciavano con la visione faziosa e limitata dal paraocchi di alcuni consiglieri di minoranza. Inoltre sarebbe opportuno approcciarsi alla tematica legata al Ceis col dovuto rispetto, e coi toni adeguati. Non giocando ad alimentare fuochi di paglia con continui e sterili attacchi. Per utilizzare un gergo calcistico: nell'impossibilità di colpire la palla, andando sistematicamente fuori tema, cercano di prendere almeno la gamba dell'avversario nell'ambizioso e fallimentare tentativo di stenderlo".

"La storia del Ceis parte nel lontano 1946 - ricorda Petrucci. - Riusciamo ad immaginarla Rimini in quel periodo? No, non può riuscirci nessuno. Può permettersi di descriverla solo chi ha vissuto la guerra e le vicende immediatamente successive. Ma le testimonianze dell'epoca e la storia d'Italia parlano chiaro: era una città tra le più ferite e lacerate da un conflitto che dietro di sé aveva lasciato distruzione, morte e disperazione. Ed in questo scenario dove proprio i bambini erano tra i più deboli, nella consapevolezza che Rimini doveva obbligatoriamente ripartire da loro per tornare a vivere, si colloca il Ceis. Questo è l'unico, vero e credibile contesto storico. Non quelli descritti dalla minoranza, sempre pronta a gridare al complotto, anche facendo riferimento ad un periodo lontano oltre settantanni. Ecco quindi che è la Rimini Medaglia d'Oro al Valor Civile, in primis, a meritare rispetto. Poi sarebbe il caso di togliersi il cappello di fronte all'asilo svizzero. Una della realtà che nell'immediato dopoguerra si è caricata sulle spalle un pesante fardello educativo, consolidandosi in breve tempo come un centro formativo d'eccellenza. E se il Ceis è ancora uno dei fiori all'occhiello
nel panorama dell'educazione infantile, significa che ha tanti meriti. E trattare quelle strutture come fossero parassitarie rispetto alla valorizzazione dell'anfiteatro, è grave. Ecco quindi il rispetto che si deve ad un'istituzione che per oltre sette decenni ha contribuito alla crescita di migliaia di riminesi".

"Per sgombrare il campo da ogni equivoco - conclude il consigliere comunale del PD - premetto che il sottoscritto, tirato
in ballo dal Consigliere Pecci per avvalorare le sue tesi, non è minimamente d'accordo con nessuna delle ipotesi avanzate dalla Lega e dalla minoranza in generale. Ipotesi che per quanto mi riguarda metto sullo stesso livello delle teorie del complotto, delle scie chimiche, della comparsa di minotauri e della fine del mondo che doveva avvenire nel 2012. In Commissione ho espresso un pensiero breve, lineare e chiaro. Se attraverso gli studi svolti dagli uffici competenti emergerà che oltre mezzo secolo fa sono stati commessi errori, e nel corso del tempo si sono perpetrate delle irregolarità, bisognerà assumersi la responsabilità politica ed amministrativa di quanto accaduto. E la medesima responsabilità bisogna comunque assumersela per valorizzare il sito archeologico dell'anfiteatro, proposta che comporta l'avvio di un iter di profondo studio per il trasferimento del Ceis. Servono tempo, buon senso, una visione di città ben definita, toni pacati, lungimiranza e rispetto. Infatti non si tratta di spostare un'auto: è un centro educativo d'eccellenza riconosciuto a livello internazionale, promotore di metodi pedagogici unici ed innovativi, in cui il 10% del totale degli scritti risulta essere portatore di handicap. E' uno dei dati più elevati nel panorama educativo italiano. Rimini vanta sia l'esigenza di continuare a valorizzare la propria storia romana, sia l'obbligo di esaltare realtà che come il Ceis hanno contribuito alla rinascita della città dopo la guerra affermandosi tuttora come incrollabile punto di riferimento per la città. E se in quest'ottica, come auspico, verrà avviato un percorso per valutare il trasferimento dell'asilo svizzero bisognerà individuare un luogo altrettanto adeguato per preservare la potenza pedagogica e formativa di quella realtà. E tale scopo va centrato nell'ambito dei progetti di riqualificazione urbana lanciati dall'Amministrazione comunale. Nella consapevolezza che ovunque il Ceis si collocherà, sarà in grado di valorizzare e qualificare con la sua sola presenza l'intero territorio circostante".

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