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La lotta contro le mafie: Rimini modello nel contrasto alla criminalità organizzata

Un centinaio di persone hanno preso parte all'iniziativa, che ha visto intervenire Emma Petitti, deputato Pd e parlamentare del gruppo dei “braccialetti bianchi" contro la corruzione nell'ambito della campagna “Riparte il futuro"

Non bisogna sottovalutare il problema delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio riminese e occorre tenere la guardia altra contro il riciclaggio, l'usura, la "mafia dei colletti bianchi". E' il messaggio emerso chiaramente dall'incontro "La lotta contro le mafie in Italia e in Europa”, organizzato domenica a Rimini e promosso dal dal Gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti & Democratici al Parlamento europeo, in collaborazione con Partito democratico, Gap-Gruppo antimafia “Pio La Torre”, Premio “Ilaria Alpi”, coordinamento Libera Rimini, Conferenza permanente donne democratiche Rimini e associazioni provinciali per la legalità.

Un centinaio di persone hanno preso parte all'iniziativa, che ha visto intervenire Emma Petitti, deputato Pd e parlamentare del gruppo dei “braccialetti bianchi" contro la corruzione nell'ambito della campagna “Riparte il futuro" promossa dall'associazione Libera; Tanja Fajon, parlamentare europea S&D, coordinatrice della Commissione sulla criminalità organizzata; Michael Binotti, coordinatore Associazione Libera; Sara Paci, associazione “Ilaria Alpi”; Davide Vittori, Gruppo antimafia “Pio La Torre”; Alessandra Gori della Cgil Rimini. Ha concluso il dibattito Salvatore Caronna, parlamentare europeo S&D e membro della Commissione sulla criminalità organizzata.

Emma Petitti ha sottolineato l'importanza di "esportare in Europa le buone prassi locali a favore della legalità a tutti i livelli, istituzionali, legislativi, della società civile, così da diffondere un clima ostile alle mafie. Rimini rappresenta un modello nel contrasto alla criminalità organizzata, sia per l'azione investigativa e di repressione da parte delle forze dell'ordine, sia per iniziative istituzionali come l'Osservatorio provinciale, sia per l'attività delle associazioni che sul territorio sono impegnate per la legalità, l'informazione e la sensibilizzazione". La parlamentare ha poi evidenziato i dati preoccupanti sui beni confiscati alle mafie in Emilia-Romagna, che risulta fra le prime 10 regioni in Italia con un aumento notevole dei provvedimenti di sequestro. I procedimenti messi in atto dal distretto di Corte d'appello di Bologna sono 57, di cui 41 nell’ultimo quinquennio. Il dossier del gruppo antimafia Pio La Torre di Rimini censisce in particolare tre beni sequestrati e confiscati alla mafia a Rimini, Cattolica e Bellaria che possono essere ancora destinati ad uso sociale. "La Regione ha tenuto sempre alta la guardia sul tema e ha promosso interventi di sensibilizzazione della popolazione, di formazione alla cultura della legalità, di impegno per la trasparenza e i controlli soprattutto in fatto di appalti e di edilizia - ha ricordato Petitti -, con due leggi approvate a inizio legislatura sulla prevenzione dalle infiltrazioni mafiose e per la diffusione della cultura della legalità. Il contesto di Rimini è certamente differente dai centri urbani dove storicamente è più radicata la criminalità organizzata, e in Riviera le mafie si sono concentrate soprattutto su investimenti immateriali (gioco d'azzardo, riciclaggio, spaccio di droga, estorsioni, usura). Le recenti operazioni portate a termine dalle forze dell'ordine mostrano però che il nostro è diventato terreno fertile anche per l'acquisizione di immobili o aziende da parte della criminalità, soprattutto nel settore turistico. Non possiamo fingere di essere immuni dal problema".

Tanja Fajon ha illustrato la relazione finale della Commissione Antimafia (Crim) del Parlamento europeo, approvata in ottobre, che affronta anche fenomeni di criminalità organizzata meno noti, come il traffico di organi, quello di opere d’arte e di lavoratori-schiavi. La relazione è inoltre un passo avanti importante sul tema delle confische di beni ai mafiosi e sul gioco d’azzardo, due argomenti per risolvere i quali è dirimente un approccio internazionale.

Sara Paci, Michael Binotti e Davide Vittori hanno illustrato i progetti portati avanti sul territorio (come "Est", "Stop blanqueo" e il docufilm d'inchiesta "Romagna nostra" che verrà presentato nelle prossime settimane), sottolineando come vi siano ancora resistenze a riconoscere l'esistenza delle infiltrazioni mafiose e come sia necessario mantenere la guardia alta, perché Rimini è già "terreno di caccia" della criminalità organizzata. "Rimini è un laboratorio sul fenomeno, perché la ricchezza che dà lavoro attira anche capitali illeciti - hanno ricordato i rappresentanti delle associazioni - Nell'ultimo quinquennio si sono rivelate al pubblico indagini che hanno coinvolto il settore alberghiero e la 'mafia dei colletti bianchi: le organizzazioni criminali si stanno infiltrando pesantemente". La tratta dei lavoratori-schiavi avviene anche in riviera, ha denunciato inoltre Alessandra Gori, con "pacchetti" di persone (così vengono chiamati dai trafficanti) fatti arrivare dall'est per essere sfruttati come manodopera.

"Il problema delle organizzazioni criminali non è relegabile solo ad alcuni territori o regioni - ha concluso Salvatore Caronna -. La criminalità è in grado di intervenire con grande velocità nell'economia reale distorcendo il nostro sistema produttivo. Occorre alzare la soglia di tolleranza contro ogni atteggiamento anche solo minimamente accondiscendente nei confronti di questi fenomeni, così come i 'colletti bianchi' acquisiti dalla mafia. Categorie e ordini professionali devono avere un codice rigido e intervenire immediatamente. Questa è una terra ricca e appetibile, non si deve sottovalutare il problema".

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