L'iron man dei ghiacci Fabio Pasini alla Roavve 300: il ricavato sarà donato

Quanto ricaverà in sponsorizzazioni, Pasini lo devolverà all'Ageop e alla Simba, che si occupa di ricerca per la rara malattia di Behçet

La Rovaniemi 150 lo "annoiava". E allora Fabio Pasini, l’iron man cattolichino, ha deciso di lasciare il ‘percorso vita’ lappone ai più inesperti e si è lanciato nella Roavve Polar Ultra 300, circa 308 chilometri di Lapponia tra le nevi e i ghiacci da percorrere in totale autosussistenza in meno di cinque giorni: sarà al nastro di partenza di Rovaniemi sabato prossimo, correndo come al solito anche per gli altri. Difatti, quanto ricaverà in sponsorizzazioni, Pasini lo devolverà all’Ageop e alla Simba, che si occupa di ricerca per la rara malattia di Behçet. E anche questa impresa avrà il patrocinio del Comune di Cattolica.

La Rovaniemi 150, che Pasini ha già corso due anni fa e che, appunto, ormai sembra roba da principianti, in questa edizione conta 67 corridori. La Roavve, che prende il percorso della Rovaniemi e lo raddoppia passando da altre piste non battute, vede Fabio unico runner con gli sci, assieme ad un altro coraggioso – Daniele Andriano – in bicicletta. Appena 2 partecipanti. Altra storia proprio. Il cattolichino è al suo primo tentativo nei ghiacci dopo il ritiro dalla Lapland Extreme Challenge dello scorso anno. Da far notare che proprio quell'impresa sfiorata ma mancata, che ha fatto rischiare a Pasini l'amputazione di un dito in seguito ad un principio di ibernazione dopo aver messo il piede in un fiume ghiacciato non previsto dalla mappa, ha indotto gli organizzatori a sospenderla per una stagione per riragionarla.

“Mi sono ritrovato senza la sfida che volevo vincere a tutti i costi – spiega il corridore dei ghiacci -. Quindi mi sono guardato intorno e ho scelto la più dura da quelle parti. E, tanto per non farmi mancar nulla, mi sono cercato anche una corsa che mi costringa a ritmi alti, perché 300 chilometri in cinque giorni non è uno scherzo. E se la Lapland non permetteva errori, questa è ancora più rigida”. E ha un suo senso: intanto, per accedere alla Roavve, bisogna aver concluso almeno una delle sedici ultramaratone dei ghiacci. Poi, completare la Roavve Polar Ultra 300 garantisce un invito alla leggendaria Iditarod Trail Race, la corsa che sui ghiacci di 1770 chilometri a -40° vinta nel 2012 da un grande amico di Fabio, Roberto Ghidoni. Ed è proprio Iditarod - la cui storia ha ispirato il film d'animazione ‘Balto’ -, l’obbiettivo ‘vero’ del cattolichino.

“Non c’è tempo per pensare alla Roavve - ride Fabio -: ormai quella la faccio. Ho deciso di dormire dentro la slitta di sopravvivenza, evitando la tenda. Con le ciaspole non è possibile affrontare gare di questo tipo cercando una vera performance, quindi ho lavorato molto sugli sci – tanto da farsi ‘beccare’ di notte per le spiagge della Riviera ad usarli sulla sabbia, alternando questo al lavoro in cella frigorifera per ricreare le temperature della Lapponia, attorno ai -32° di media –. Ho studiato a memoria le mappe, avrò il mio Yellow Brick per segnalare la posizione a chiunque voglia seguirmi online, e non commetterò errori. Perché voglio andare ad Iditarod. E non solo”. Pensa già al futuro, Pasini. All’Himalaya e alla Namibia per completare il circuito Beyond The Ultimate, ma anche ad altre gare di preparazione per l’Iditarod. Perché non c’è tempo per ‘fermarsi’, tanto più se si è sempre in marcia come lui: mentre corre una gara, il pensiero va già all’altra. Senza respiro. Fino alla fine del mondo.

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