Affetta da tumore corre nella Grande Mela, la storia dell'infermiera di Riccione

Monica Giunta: "Ho sempre detto ai miei pazienti che ne comprendevo le angosce, ma oggi posso dire che solo chi le prova in prima persona può capirlo"

Una sfida. Una malattia. Un lungo percorso. Una città che diventa un traguardo, quello contro il tumore. A tenere alti coraggio e forza di volontà sono tre pazienti dello Ior, ma soprattutto tre atleti. Tre corridori che hanno partecipato domenica alla maratona di New York. Due riccionesi, Monica Giunta e Valter Marcelli, e il riminese Cristian Galli, ravennate d'adozione da molti anni. Le loro sono tutte storie che insegnano a non lasciarsi abbattere dalla malattia. Nonostante le gravi difficoltà da affrontare, come nel caso di Monica, un'infermiera di 49 anni. Dopo aver sofferto a 13 anni di un’emorragia cerebrale che l’ha costretta a un mese e mezzo di rianimazione e a una lunga riabilitazione, a 47 anni ha scoperto di soffrire di un tumore al seno. Dopo essersi sottoposta ad un’operazione di mastectomia e alle successive terapie, l’anno successivo durante un controllo le è stato diagnosticato un carcinoma anche all’altra mammella.

I pazienti dello Ior in gara a New York

"Per me è stata una sensazione molto strana, quella di vestire i panni del paziente – spiega – io sono sempre stata quella che prende la vena agli altri, non quella a cui vengono somministrate le medicine. In questo lungo e difficile percorso aver riscoperto la corsa mi ha aiutato molto: non solo per una questione fisica, ma anche psicologica. Ho preso parte infatti al progetto ‘Move Your Life’, grazie al quale ho conosciuto persone con cui si è creato un legame d’amicizia inossidabile: ancora oggi ci diamo ogni giorno il buongiorno e la buonanotte sul nostro gruppo WhatsApp.

Monica e Valter diventano amabsciatori di Riccione

D’altronde per tanti anni ho detto ai miei pazienti che ne comprendevo le angosce, ma solo oggi che ho vissuto certe emozioni sulla mia pelle posso dire che non era vero: solo chi le prova in prima persona può capirlo. Quando mi hanno detto che sarei andata a New York, non ci potevo credere. Mio figlio Jacopo mi aveva subito chiesto se avrei vinto : io gli ho risposto ‘sì, ma la malattia!".

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