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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Cronaca

Agricoltori esclusi dalla caccia ai cinghiali, Confagricoltura: "Così si favorisce la loro proliferazione"

Per i coltivatori una norma nazionale che viene modificata e una legge regionale che diventa improvvisamente più stringente "nasconde rischi rilevanti per la proliferazione della specie e della peste suina africana"

"Una norma nazionale che viene modificata, una legge regionale che diventa improvvisamente più stringente e i diritti acquisiti degli agricoltori coadiutori che vengono calpestati. Il risultato? In Emilia-Romagna, in questo modo, si sta facendo un grande favore alla proliferazione dei cinghiali, perché dopo l’ultima circolare della Regione i proprietari e i conduttori di terreni agricoli non sono più autorizzati a partecipare ai piani di controllo di questi animali selvatici. Per farlo serve un doppio requisito, la licenza di caccia e l’aver frequentato il corso da coadiutore". Questa la presa di posizione di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini in merito alla normativa sul contenimento della fauna selvatica. Per Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini il divieto ai proprietari e ai conduttori di terreni agricoli di partecipare ai piani di controllo per la caccia dei cinghiali "nasconde rischi rilevanti per la proliferazione della specie e della Psa  (peste suina africana, ndr)". Si tratta, viene aggiunto, "di una decisione destinata a fare discutere e che colpisce la filiera agroalimentare che da tempo si batte contro il problema della fauna selvatica, in special modo gli ungulati e i lupi".

"Siamo rimasti particolarmente sorpresi quando siamo stati informati di questa decisione - commenta Alberto Mazzoni, vice presidente dell’associazione - anche perché arriva in un momento molto delicato per l’intero settore. I danni che gli animali selvatici causano agli agricoltori sono ingenti, così come è elevato il rischio di regionalizzazione dei nostri prodotti a seguito della Psa, la Peste Suina Africana. La preoccupazione è quella di subire un danno economico molto grave che andrebbe a colpire la competitività dell’intera produzione zootecnica regionale”. L’interpretazione che la Regione ha dato alla norma adottata dal Governo Italiano vieta la partecipazione ai piani di controllo per il cinghiale agli agricoltori o ai proprietari di terreni in possesso della sola licenza di porto di fucile e dell'abilitazione per la caccia collettiva. Per le altre specie animali il divieto è rivolto invece a coloro con la sola licenza di porto di fucile.

"È sicuramente un duro colpo per l’intero settore regionale - ribadisce Andrea Antoniacci, responsabile della sezione suini di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini- in quanto siamo di fronte a un fenomeno che nel nostro territorio, così come in tutto il Paese, presenta numeri preoccupanti e che deve essere in qualche modo arginato”. Secondo i dati Ispra, presentati durante il convegno “Fauna selvatica e territori: conoscere per gestire” da Confagricoltura e dall’Ente Produttori di Selvaggina (EPS), in Italia si contano un milione e mezzo di esemplari di cinghiali che, dal 2015 al 2021, hanno causato una media annuale di danni all’agricoltura di oltre 17 milioni di euro.

"Anche nelle nostre zone abbiamo avuto riscontro della proliferazione degli ungulati che, oltre ad arrecare danni alle colture, possono diffondere anche malattie tra gli altri animali, come ad esempio la Peste Suina Africana. Fortunatamente - commenta Antoniacci - siamo riusciti per il momento a prevenire questa situazione, ma un solo contagio potrebbe far saltare totalmente l’intera filiera". Per Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini diventa quindi fondamentale potersi riunire al più presto con le Istituzioni“ per cercare di trovare un punto di incontro che possa accontentare tutte le parti coinvolte - aggiunge Mazzoni -. Ben vengano infatti gli aiuti economici preventivi per l’acquisto di materiale come reti di protezione o diffusori acustici, così come le misure di sostegno per aiutare gli agricoltori colpiti, ma la decisione di ridurre il numero degli agricoltori coadiutori resta totalmente inspiegabile. Bisogna fare di più, con provvedimenti veloci e concreti, se si vuole arginare per tempo il problema ed evitare che l’intero settore possa andare ulteriormente in sofferenza”.

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