"Allah è grande", appena uscito dal Tribunale aggredisce gli agenti della scorta

Subito dopo la condanna per spaccio e resistenza, il nordafricano ha nuovamente dato in escandescenza ferendo un poliziotto

Era stato appena condannato per spaccio e resistenza e, mentre usciva dal Tribunale di Rimini per essere portato in carcere, ha nuovamente dato in escandescenza aggredendo gli agenti al grido di "Allah è grande". Momenti di tensione, nella tarda mattinata di lunedì, con il personale della polizia di Stato che è riuscito a stento a trattenere un marocchino 31enne il quale, in preda a una furia, è saltato loro addosso nonostante fosse ammanettato. Il nordafricano, già arrestato domenica per spaccio quando aveva tentato di ingoiare 4 grammi di eroina e poi aggredire il personale della Questura che lo stava ammanettando, lunedì era comparso davanti al giudice per il processo per direttissima dove era stato condannato a una pena detentiva. Al termine dell'udienza il nordafricano, che si era anche spacciato per algerino, doveva essere riportato negli uffici di corso d'Augusto per le pratiche di rito e poi trasferito nel carcere dei "Casetti".

Mentre usciva dal Palazzo di Giustizia ammanettato, il 31enne è improvvisamente scattato contro le divise che a stento sono riuscite a tenerlo fermo mentre urlava minacce di morte e invocazioni ad Allah. Nel parapiglia un agente è rimasto ferito e, alla fine, l'esagitato è stato bloccato e portato in camera di sicurezza. Processato nuovamente per direttissima martedì mattina, è stato nuovamente condannato a 18 mesi di reclusione da scontare in carcere.

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"Episodi di violenza come questo - dichiara la senatrice Anna Maria Bernini, presidente Gruppo Forza Italia al Senato - si stanno drammaticamente moltiplicando e, sempre più spesso, vedono come protagonisti cittadini di origine straniera. Non possiamo sottrarci, nuovamente, dal mettere in evidenza come il rischio di radicalizzazione dei malviventi e dei detenuti sia un fatto assodato che si unisce, pericolosamente, alla situazione di sovraffollamento degli Istituti carcerari e alla cronica carenza di organico. Urgono provvedimenti decisi che mettano al primo posto l’adeguamento degli organici delle strutture penitenziarie ma anche il potenziamento delle politiche di rimpatrio e la certezza dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione. Tutto ciò passa inevitabilmente dalla ratifica di accordi, qualora inesistenti, o dalla loro applicazione, se già stipulati, con i Paesi di origine dei detenuti affinché gli stessi scontino la pena nelle patrie galere. Lo Stato Italiano non può continuare ad accollarsi l’enorme costo, in termini economici e sociali, del mantenimento di tanti pericolosi detenuti stranieri nelle nostre carceri. Detenuti che rappresentano oltre il 30% della popolazione carceraria in Italia, con picchi del 50% in Emilia Romagna e con nazionalità particolarmente “rappresentative”.

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