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Arrestato il boss Giuseppe Calvaruso, collaborava con azienda edile di Rimini

L'assessore Sadegholvaad: "Necessario tenere altissimo il livello di attenzione sulle ramificazioni della malavita organizzata che rischiano di attecchire anche nel nostro territorio"

Il boss mafioso Giuseppe Calvaruso, ritenuto capo del clan siciliano di Pagliarelli dalla procura antimafia di Palermo, è stato arrestato domenica all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo. Calvaruso ha 44 anni e secondo i magistrati da alcuni anni gestiva gli affari del clan – uno dei più potenti della mafia siciliana – dal Brasile. Domenica si trovava in Sicilia per una breve visita per Pasqua. L’arresto è avvenuto a seguito di alcune intercettazioni dei carabinieri: secondo i magistrati, Calvaruso stava tentando di proseguire
la riorganizzazione di Cosa Nostra avviata dopo anni di parziale declino dal boss Settimo Mineo, arrestato nel 2018. Insieme a Calvaruso sono state arrestate altre quattro persone: Giovanni Caruso, Silvestre Maniscalco, Francesco Paolo Bagnasco e Giovanni Spanò. Gli arresti sono stati ordinati da un gruppo di magistrati coordinato dal procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Salvatore De Luca. Per i cinque le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione, lesioni personali, sequestro di persona e intestazione fittizia di beni.

L'ultima volta aveva lasciato Palermo proprio alla vigilia del lockdown, l'8 marzo dell'anno scorso, ma a Nadal, in Brasile, il boss Giuseppe Calvaruso ci era stato già altre volte. Così come in Tunisia, a Singapore e negli Emirati Arabi. Ad appena 43 anni, ritenuto l'erede di Settimo Mineo, il vecchio capomandamento di Pagliarelli arrestato nel dicembre 2018 con il blitz "Cupola 2.0", il suo nome non è certo nuovo alle cronache giudiziarie: secondo i carabinieri, soprattutto negli ultimi tempi, avrebbe saputo mantenere un "profilo basso" e, accanto al ruolo di reggente del clan - svolto anche dall'estero grazie al suo presunto braccio destro, Giovanni Caruso - avrebbe fatto l'imprenditore. E non se la sarebbe passata affatto male, visto che a lui - secondo la Procura - sarebbero riconducibili il ristorante "Carlo V" di piazza Bologni, la ditta edile "Edil Professional Srls", ma anche una Porsche Cayenne, un gommone "Icon 28S", una Range Rover Sport e tre case in vicolo Castelnuovo. Calvaruso aveva lasciato l'Italia proprio mentre il Paese stava sprofondando nella pandemia ed è rientrato ieri, il giorno di Pasqua, mentre il Coronavirus sta devastando il Brasile, con un numero di contagi e decessi tra i più alti al mondo, anche per via della particolare variante del virus, la brasiliana appunto, che lì circola. Il boss al suo arrivo a Punta Raisi, dove è stato fermato con il blitz "Brevis" su disposizione del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Federica La Chioma e Dario Scaletta, è stato quindi anche sottoposto ai controlli anti-Covid. Le vacanze per lui sono così cominciate (e finite) in carcere.

“Domenica, nel giorno di Pasqua - ha dichiarato l'assessore alla Sicurezza del Comune di Rimini, Jamil Sadegolvaad - è stato arrestato in Sicilia il boss mafioso Giuseppe Calvaruso, ritenuto dalla procura antimafia di Palermo il capo del potente clan siciliano di Pagliarelli. Un giovane ‘manager’ di Cosa Nostra, che gestiva un notevole giro d’affari all’estero, mantenendo un saldo controllo del territorio nazionale. Alcuni organi d'informazione riportano un suo recente trascorso anche a Rimini dove, secondo queste notizie, collaborava con un’azienda attiva del settore edile dopo la sua scarcerazione del 2016. Un ‘passaggio’ nel nostro territorio che, al di là di ogni considerazione di merito, serve ancora una volta a richiamare la necessità di tenere altissimo il livello di attenzione sulle ramificazioni della malavita organizzata che rischiano di attecchire anche a Rimini, soprattutto alla luce della grave crisi economia che la pandemia sta alimentando e dalle difficoltà di imprese e aziende nella prospettiva della ripartenza post Covid. Un fenomeno che nel nostro territorio coinvolge in primo luogo le attività del settore turistico, che per caratteristiche sono quelle più permeabili, ma che in passato ha dimostrato di sapersi insinuare anche negli altri settori cardini dell’economia locale. Ed è per questo che sono indispensabili iniziative coordinate, a partire dal recente rinnovo del protocollo sull'Osservatorio contro la criminalità organizzata, un progetto che consente di approfondire le dinamiche della criminalità organizzata nel territorio riminese, promuovendo la consapevolezza e conoscenza del fenomeno. Ma sono diversi i protocolli e i programmi di prevenzione e contrasto su vari aspetti più specifici come il contrasto al lavoro nero, la sicurezza sul lavoro, gli appalti, che spesso sono la spia di fenomeni di criminalità di più ampio raggio. Il territorio in questi anni ha dimostrato innanzitutto una nuova consapevolezza dell’appetibilità del nostro tessuto economico agli occhi della malavita, consentendo quindi di alzare la guardia. Oggi abbiamo intessuto collaborazioni forti, che vedono la Prefettura, forze dell’ordine, istituzioni relazionarsi e lavorare in sinergia con categorie, ordini professionali, sindacati. Scambio di informazioni, dialogo, azioni condivise: questa è la strada per difenderci da chi tenta di avvelenare la nostra economia sana, è lo è ancora più oggi, consapevoli che le ferite lasciate dalla pandemia hanno reso l’intero sistema Paese più vulnerabile”.  

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