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Avvocatessa sfregiata con l'acido, iniziato processo ad autori e mandante

Sul banco degli imputati l'ex fidanzato del legale e i due sicari albanesi che avrebbero materialmente gettato il liquido sul volto della donna. Devono rispondere di tentato omicidio e lesioni gravissime

Si è aperto venerdì mattina a Pesaro il processo che vede imputato il legale del Foro di Rimini, Luca Varani, e dei due sicari albanesi, Rubin Talaban e Altistin Precetaj, accusati di aver sfregiato con l'acido l'avvocatessa pesarese Lucia Annibali. All'udienza, che si è svolta a porte chiuse e con il rito abbreviato, erano presenti sia la vittima, accompagnata dai genitori, che gli accusati a parte Precetaj, che secondo l'accusa avrebbe fatto da palo mentre Talaban attuava l'agguato. Dalle prima battute è emerso che la Cassazione ha giudicato inammissibile la richiesta dei difensori di Varani di annullare l'ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio, reato di cui l'uomo risponde per aver manomesso l'impianto del gas della cucina dell'ex fidanzata due mesi prima dell'aggressione con l'acido. L'avvocato del Foro di Rimini deve rispondere anche di lesioni gravissime e stalking, per aver tormentato la sua vittima con appostamenti e telefonate.

I legali di Varani, in apertura di processo, hanno sollevato due eccezioni che sono però state rigettate dal gip Maurizio Di Palma?. La prima era di carattere tecnico in quanto, secondo la difesa dell'uomo, il processo immediato non doveva essere concesso perchè i reati contestati a Varani avrebbero richiesto il passaggio per l'udienza preliminare.? La seconda eccezione riguardava una lettera consegnata da Varani a un detenuto perchè la facesse arrivare ai presunti complici. Nello scritto, l'avvocato forniva loro indicazioni sulla condotta da tenere e le cose da dire. Il detenuto aveva però consegnato gli appunti dell'imputato al pubblico ministero. I difensori di Varani hanno contestato la credibilità del detenuto perchè, secondo la loro tesi, questi avrebbe così ottenuto alcuni vantaggi dalla "soffiata" fatta al magistrato.

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